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  Articolo n. 3309 - © News SNALS-Confsal Brindisi - 467 letture
FEDELI: BENE I DATI OCSE - RENZI: L'OCSE CI PROMUOVE - PUGLISI: UNA BUONA NOTIZIA PER L'ITALIA. MA CHE COSA HANNO LETTO?!? CHE COSA HANNO CAPITO?!?
Postato Giovedì, 06 Aprile 2017, ore 13:04:07 da Amministratore

SCUOLA E UNIVERSITÀ carmelo.nesta scrive ...
"



Grande scalpore hanno avuto gli esiti di una indagine OCSE, pubblicata la settimana scorsa, relativa alla singolare capacità di inclusione, da parte della scuola italiana, dei ragazzi quindicenni scolarizzati provenienti da famiglie con una condizione socialmente svantaggiata ...




  La ministra Fedeli, in un comunicato stampa, sviscera tutto il suo entusiasmo:

“I dati pubblicati dall’Ocse ci dicono che la scuola italiana è una scuola inclusiva, capace di supportare le studentesse e gli studenti che partono da condizioni più svantaggiate. Una scuola di cui possiamo essere orgogliosi e a cui dobbiamo ora continuare a garantire strumenti e risorse perché possa attuare sempre pienamente l’articolo 3 della nostra Costituzione, garantendo a tutte le ragazze e tutti i ragazzi pari opportunità e uguaglianza. In questa direzione vanno gli investimenti che stiamo facendo sulle competenze delle studentesse e degli studenti attraverso i fondi PON che abbiamo messo a bando nelle scorse settimane”. I dati Ocse confermano che il nostro sistema scolastico funziona: fra le nostre e i nostri quindicenni le differenze socio-economiche di partenza pesano meno che in altri Paesi. Questo divario, però, torna a farsi sentire dopo l’uscita dal sistema scolastico. È quindi molto importante investire anche sull’acquisizione di competenze lungo tutto l’arco della vita e aiutare le ragazze e i ragazzi, soprattutto chi è in condizione di svantaggio, ad affrontare al meglio la transizione dalla scuola agli studi successivi o nel mondo del lavoro”.

S'ode a destra uno squillo di tromba;
a sinistra risponde uno squillo:
d'ambo i lati calpesto rimbomba
da cavalli e da fanti il terren.

Non poteva certamente  mancare l'intervento di Renzi che si delizia e si compiace attribuendosi il merito grazie alla sua "Buona scuola" e in un post su Facebook afferma:

Ai due fa eco Francesca PUGLISI, responsabile Scuola del PD, con un post su Facebook:
















Ma cosa hanno capito ?!? Non si sono resi conto di una cosa affatto trascurabile che

l'OCSE fa riferimento ad una indagine PISA risalente all'anno 2000,

quando era ministro dell'istruzione Tullio DE MAURO, con il governo Amato, confrontata con una indagine PIAAC 2012  su campioni di giovani di 27 anni che nel 2000 ne avevano 15.

Anno 2000 quando ancora la scuola italiana non aveva subito gli assalti di governi e di ministri di centro-destra e di centro-sinistra sia sul piano normativo che su quello degli investimenti o, meglio degli "svestimenti".

La scuola italiana, dal 2000 ad oggi, ha visto il susseguirsi di numerosi tentativi di riforma che, a seconda dei governi di centro-destra e di centro-sinistra che si sono succeduti, da una parte hanno imposto volontà ideologiche differenti, dall’altra si sono ispirati tutti ad una identica volontà, quella del contenimento della spesa pubblica.

  • Dal punto di vista normativo, la riforma del ministro Berlinguer, con la legge n. 30 del 10 febbraio 2000, sotto il governo D'Alema, prevedeva una scuola di base di 7 anni e una scuola secondaria di 5 anni con la scomparsa della scuola media di 1° grado.
    Non fu mai attuata e fu abrogata dalla legge delega n. 53 del 28 marzo 2003 (governo Berlusconi) che, con i successivi decreti attuativi (d.lgs 59 del 19/02/04 e Indicazioni Nazionali 2004), defininì le norme generali relative alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo dell'istruzione, note come riforma Moratti. La riforma riguardò anche la scuola secondaria di 2° grado che con il D.Lgs n. 226 del 2005 fu ridisegnato l’intero sistema della secondaria di secondo grado e il sistema della formazione professionale che passava di competenza esclusiva delle Regioni e non più dello Stato.
    Nel 2006 ritorna un governo di centro-sinistra con Prodi e, all'Istruzione, il ministro Fioroni vara le sue Indicazioni Nazionali 2007 e smonta in larga parte il decreto L.gs n. 226/05 della Moratti rilanciando e ripristinando con la legge n. 40/2007 (art. 13) l’istruzione tecnica e l’istruzione professionale.
    Altro cambio di rotta nel 2008. Ritorna un governo di centro-destra con Berlusconi e all'Istruzione si insedia la ministra Gelmini che mette mano alla scuola del primo ciclo di istruzione con  la legge 169/2008 e il DPR 89_2009 reintroducendo la valutazione in voti numerici, abrogati nel 1977 con la legge 517 e ripristinando il maestro unico. Modifica anche l’ordinamento dei licei e degli istituti professionali e tecnici attraverso il D.P.R. n. 87, il  D.P.R. n. 88 e il D.P.R. n. 89 del 2010. Fa anche un tentativo di armonizzare le Indicazioni Moratti con Indicazioni Fioroni con un atto di indirizzo non riuscito a causa della diversa e contrapposta modalità di fare scuola dei due documenti.
    Nuovo cambio di rotta, nel novembre 2011, Profumo è nominato Ministro dell'istruzione del "governo tecnico" di Monti. Ed ecco le nuove Indicazioni Nazionali introdotte con la C.M. 31 del 2012.
    Nel 2015 con Renzi al governo e con Giannini al Ministero dell'istruzione arriva la Buona scuola (legge 107/2015) che assesta alla scuola il colpo di grazia con la privatizzazione e l'aziendalizzazione della scuola pubblica, con l'introduzione di meccanismi di competizione tra docenti, con la celebrazione della meritocrazia, con  la promozione dei presidi manager con ampi poteri decisionali e con maggiori responsabilità, con molte deleghe su materie delicate come la valutazione degli alunni, il reclutamento degli insegnanti, il diritto allo studio, la riforma della scuola dell'infanzia  e del sostegno.

Insieme a queste incursioni di carattere normativo bisogna annoverare le aggressioni alle risorse umane e finanziarie che hanno origine più o meno intorno agli anni 2000.
Si assiste dal 2000 in poi al finanziamento delle scuole private e a tagli sempre più evidenti di risorse umane e finanziarie alle scuole pubbliche attraverso decreti taglia spese, provvedimenti di spending review e ingegnose leggi finanziarie :

  • il blocco degli automatismi stipendiali e degli scatti di anzianità,
  • il blocco del contratto (fermo dal 2007), con la conseguente perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni di docenti e ATA,
  • gli stipendi di dirigenti, docenti e personale ATA più bassi d'Europa,
  • la riduzione degli organici, soprattutto del personale ATA,
  • i finanziamenti sempre più scarsi alle scuole per il loro funzionamento,
  • l'incremento del numero di alunni per classe,
  • il selvaggio dimensionamento scolastico,
  • l'aumento indiscriminato delle reggenze,
  • il massacro del personale precario,
  • la fatiscenza e insicurezza degli edifici,
  • la drastica riduzione del fondo MOF (Miglioramento dell'Offerta Formativa),

E Fedeli, Renzi e Puglisi hanno il coraggio di gioire capendo tutt'altro di quello che è scritto nel rapporto OCSE "Youth in Transition"

Il rapporto "Youth in Transition" è scritto in inglese e ritengo che non lo abbiano nemmeno letto.

Leggendo le pagine del rapporto che vanno dalla 37 in poi si evince che l'indagine PISA 2000 (Programme for International Student Assessment) ha preso in considerazione i valori medi scaturiti da un campione di alunni di 15 anni con almeno un genitore laureato e con 100 libri a disposizione a casa e un campione di alunni con genitori non laureati e con meno di 100 libri a disposizione. La differenza tra questi due risultati viene considerata come indice di inclusività. Più bassa è la differenza più inclusiva è la scuola. L'Italia ha conseguito un risultato più basso rispetto alla media, quindi più inclusiva rispetto ad altre nazioni, come si evince dal seguente grafico riportato a pag. 41 del rapporto.


Le barre azzurre indicano il gap di disparità (quindi l'indice di inclusività) misurato con PISA 2000, mentre il rombo scuro indica il gap di disparità misurato con l'indagine PIAAC 2012 (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) su campioni di giovani di 27 anni che nel 2000 ne avevano 15. Si nota che per l'italia questo secondo dato è più alto.

(Carmelo NESTA)

"





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