
Il primo concorso nazionale per dirigenti scolastici si
colloca nel 2004, all’alba della nuova figura del Preside in qualità di
Dirigente introdotta dal D.Lgs. 165/2001.
Io partecipai a quel concorso e lo vinsi grazie anche ad una brillante
esposizione all’orale sulla "libertà di insegnamento".
Ricordo che trattai la libertà di insegnamento come una specie di ecosistema in
equilibrio tra tre campi di forza che si influenzano a vicenda:...
Quando una di queste forze perde la sua misura o il docente
non riesce ad interpretarle correttamente, allora la libertà di insegnamento
diventa fragile, come un cristallo sottile, e rischia di frantumarsi.
Esaminiamo singolarmente questi "tre campi di forza":
1. la Politica
La politica, per natura, fissa e orienta i percorsi
formativi. In democrazia questo è legittimo, purché resti cornice, non direzione
obbligata.
Il conflitto nasce quando l’indirizzo politico tenta di trasformarsi in
prescrizione ideologica, o quando usa curricoli, valutazioni o finanziamenti
come leve per disciplinare il dissenso didattico.
La libertà di insegnamento è un principio fondamentale
nelle Costituzioni delle democrazie occidentali, sebbene possa essere
formulato in modi leggermente diversi e con limiti specifici.
Vediamone alcuni esempi:
-
l’articolo 33 della Costituzione italiana, al
comma 1, recita, al primo capoverso: "L'arte e la scienza sono libere e
libero ne è l'insegnamento". Nel secondo capoverso puntualizza: "La
Repubblica detta le norme generali sull’istruzione";
-
la libertà di insegnamento nella Costituzione tedesca
(Grundgesetz) è garantita in modo esplicito all’articolo 5, comma 3:
"L'arte e la scienza, la ricerca e l'insegnamento sono liberi. La libertà
d'insegnamento non dispensa dalla fedeltà alla Costituzione";
-
la Francia non parla esplicitamente di libertà di
insegnamento nel testo della Costituzione del 1958, ma si manifesta in vari
punti dell’ordinamento, attraverso norme costituzionali anteriori, come la
"Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino - 1789", che hanno
valore costituzionale:
-
la Spagna è probabilmente il Paese europeo che
formula la libertà di insegnamento nel modo più esplicito e strutturato,
all’interno dell’articolo 27.
L’articolo 27 della Costituzione spagnola (1978) non si limita a citare la
libertà di insegnamento, ma la ordisce insieme ai diritti e ai doveri
educativi della Repubblica.
Il passaggio centrale è il comma 1:
"Tutti hanno diritto all'istruzione. È riconosciuta la libertà di
insegnamento";
-
in Portogallo il riferimento costituzionale è
l’art. 43 della Costituzione Portoghese del 1976 che al comma 1 recita: "È
garantita la libertà di apprendere e insegnare". Modello molto simile a
quello spagnolo;
-
nel Regno Unito non esiste un articolo
costituzionale come in Italia, perché il Regno Unito non ha una costituzione
scritta. La libertà di insegnamento è regolata da leggi ordinarie e dalle
linee guida del Department for Education;
-
in Finlandia, Danimarca e Svezia la
libertà di insegnamento si esprime attraverso l’autonomia dei docenti e
delle scuole, ma con caratteristiche diverse:
-
in Finlandia i docenti scelgono metodi e
strumenti, purché rispettino gli obiettivi generali fissati dal sistema
nazionale;
-
in Danimarca i docenti hanno ampio margine di
scelta metodologica, con forte attenzione al "free play" (gioco libero)
e all’espressione personale degli studenti;
-
in Svezia, pur con autonomia, i docenti devono
seguire linee guida nazionali e sono sottoposti a controlli di qualità.
Vediamo cosa succede oltre i confini europei:
-
la libertà di insegnamento negli Stati Uniti è
formalmente garantita, ma la polarizzazione politica (fenomeno per
cui la società si divide in due blocchi contrapposti) la rende fragile.
La polarizzazione ha avuto effetti diretti sulla libertà di insegnamento e
sull’accusa di "indoctrination (indottrinamento)" o "wokeness
(consapevolezza delle ingiustizie sociali e delle discriminazioni come
razzismo, sessismo, abilismo e diritti LGBTQ+"
In alcuni Stati si approvano leggi per ridurre l’influenza della "wokeness";
-
la Costituzione giapponese del 1946 sancisce i
principi di libertà e democrazia, includendo la libertà di espressione e di
insegnamento come parte dei diritti fondamentali anche se non esiste un
articolo specifico, ma la libertà di insegnamento è ricondotta al diritto
generale di libertà di parola e di pensiero. Nella pratica, però, è
fortemente condizionata da un sistema educativo centralizzato, competitivo e
sottoposto a controlli ministeriali;
-
la libertà di insegnamento in Messico è
formalmente garantita dalla Costituzione, ma nella pratica è limitata e
regolata: i docenti possono scegliere metodi e approcci, ma devono
rispettare programmi e valori stabiliti dal SEP (Secretaría de
Educación Pública, cioè il Ministero dell’Istruzione Pubblica del Messico);
-
in Paesi con sistemi autoritari o semiautoritari, come
Afghanistan, Cina, Iran, Russia la libertà di
insegnamento è spesso compressa, il docente può trovarsi sotto sorveglianza
indiretta: programmi di Stato rigidi, controllo sui contenuti, scarsa
autonomia dei docenti.
In generale, quindi, nelle democrazie, la libertà di
insegnamento non è una licenza illimitata, ma un diritto bilanciato
dall'interesse pubblico. La politica esercita una costante influenza nel
definire l'area di gioco (le finalità, gli obiettivi e le risorse) entro
cui questa libertà può essere esercitata, richiedendo al docente un costante
sforzo di mediazione tra la propria autonomia professionale e la fedeltà ai
principi e agli obiettivi del sistema educativo statale.
Il principale strumento di influenza politica sulla libertà
di insegnamento è la creazione da parte dello Stato di un curricolo nazionale
e delle norme generali sull'istruzione.
La politica democratica pone limiti alla libertà di
insegnamento che è finalizzata alla piena formazione della personalità degli
alunni e al rispetto della libertà di opinione e di coscienza degli allievi.
In Italia il D. Lgs. 297/1994 recita:
Art. 1 - Formazione
della personalità degli alunni e libertà di insegnamento
-
Nel rispetto delle norme costituzionali e degli
ordinamenti della scuola stabiliti dal presente testo unico, ai docenti è
garantita la libertà di insegnamento intesa come autonomia didattica e come
libera espressione culturale del docente.
-
L'esercizio di tale libertà è diretto a promuovere,
attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione
della personalità degli alunni.
-
È garantita l'autonomia professionale nello svolgimento
dell'attività didattica, scientifica e di ricerca.
Questo impedisce al docente di usare la cattedra per mera
propaganda ideologica o partitica.
D'altra parte, però, la politica, anche se non impone
un'unica ideologia, può orientare il dibattito culturale e le priorità del
sistema educativo, ad esempio con la revisione dei Programmi. Ogni
cambio di maggioranza o di indirizzo politico può portare a una revisione delle
Indicazioni Nazionali o dei programmi ministeriali.
Queste revisioni spesso riflettono un orientamento culturale
o ideologico specifico, come dare maggiore enfasi a temi "identitari" o a
competenze di tipo tecnico-professionali (visione utilitaristica della scuola).
Per esempio: un'enfasi politica sul "merito" può
influenzare la valutazione e l'organizzazione della didattica, orientando di
fatto l'autonomia del docente.
Ancora, le decisioni politiche su finanziamenti e
investimenti influenzano indirettamente la libertà di insegnamento.
Una politica che finanzia solo certi settori (es. laboratori STEM) e non altri
(es. Arte e Musica) indirizza di fatto le opportunità didattiche e le scelte
metodologiche del docente.
In alcune circostanze, la politica può esercitare una
pressione diretta o indiretta sul singolo docente o sulla sua autonomia
didattica.
Negli ultimi anni, infatti, si è registrato un incremento di situazioni che
mettono in discussione il principio della libertà di insegnamento, attraverso
forme dirette o indirette di pressione sui docenti che manifestano posizioni
autonome o divergenti rispetto alle aspettative di attori istituzionali,
politici o sociali. Nella pratica quotidiana, infatti, questa libertà incontra
spesso pressioni provenienti:
-
dalla politica, che tenta di imporre narrazioni,
programmi "identitari", letture semplificatrici della realtà;
-
dalle dirigenze scolastiche, che nell’ansia di
evitare conflitti o ispezioni, limitano o scoraggiano attività critiche,
discussioni sensibili, approcci non allineati;
-
dal territorio e dalle famiglie, che
reagiscono quando il docente affronta temi scomodi o non conformi a certe
visioni ideologiche;
-
dai media, pronti a trasformare un'ora di lezione
in un processo pubblico.
2. Lo Statuto epistemologico delle discipline
Ogni disciplina ha una struttura interna: metodi, criteri di verità,
linguaggi, gerarchie concettuali. Lo statuto epistemologico è, quindi, la
carta d’identità di una disciplina.
Il suo possesso non è solo memorizzazione di contenuti, ma capacità di pensare
con gli strumenti propri di quella disciplina.
Come esempio analizziamo, dal punto di vista epistemologico,
in una tabella sintetica, le discipline Matematica, Scienze, Storia,
Filosofia:
| Disciplina |
Metodi |
Criteri di verità |
Linguaggi |
Gerarchie concettuali |
| Matematica |
Deduttivo,
Dimostrazione |
Necessità,
Coerenza |
Simbolico-formale |
Assiomi>Teoremi>Corollari |
| Scienze |
Induttivo,
Osservazione,
Esperimento |
Empiricità,
Falsificabilità |
Tecnico-descrittivo |
Dati>Leggi>Teorie |
| Storia |
Critica delle fonti,
Ermeneutica |
Plausibilità,
Coerenza |
Narrativo-argomentativo |
Fonti>Fatti>Narrazioni |
| Filosofia |
Argomentazione,
problematizzazione |
Coerenza concettuale,
Forza critica |
Concettuale-speculativo |
Concetti>Sistemi>Scuole |
Un docente che non possiede in modo critico la disciplina
che insegna si trova in una condizione problematica, sia sul piano
epistemologico che didattico.
Non si tratta di una mancanza di conoscenze, ma soprattutto di assenza di
consapevolezza dei metodi, dei limiti e delle implicazioni del sapere che
trasmette.
Caratteristiche di questa condizione possono riassumersi
in:
-
trasmissione meccanica: il docente ripete
contenuti senza comprenderne la logica interna o i criteri di validità;
-
dipendenza da libri e manuali: si affida
rigidamente ai testi, senza capacità di problematizzare o contestualizzare;
-
assenza di mediazione critica: non riesce a
distinguere tra nozioni centrali e marginali, né a collegare la disciplina
con altre aree del sapere;
-
riduzione della disciplina a nozionismo: la
conoscenza diventa un elenco di dati, non un processo di costruzione.
Un docente senza il possesso critico della disciplina non è
in grado di trasformare il sapere in formazione.
La sua didattica rischia di ridursi a un esercizio mnemonico, privo di senso e
di capacità emancipativa.
Al contrario, il possesso critico è ciò che rende
l’insegnamento un atto culturale e formativo, capace di generare autonomia e
pensiero.
La libertà di insegnamento non consente di inventare la
disciplina, ma di interpretarla fedelmente, lasciando spazio alla ricerca,
al dubbio, alla scoperta.
In questo senso, la libertà di insegnamento non è arbitrio ma fedeltà ai
processi cognitivi che la comunità scientifica riconosce.
Inoltre, è lo statuto epistemologico delle discipline che
"protegge" l’insegnante da pressioni indebite: le discipline diventano come
bussole che impediscono deviazioni funzionali a interessi estranei alla
didattica e alla scuola.
3. Il contesto socio-ambientale
La scuola vive nel suo territorio.
Il contesto socio-ambientale può essere un alleato della libertà di insegnamento
quando offre stimoli, risorse, pluralismo culturale.
Può diventare un vincolo quando pressioni economiche, aspettative dell’utenza o
squilibri sociali inducono la scuola a trasformarsi in un centro di
addestramento alla sopravvivenza, più che in luogo di formazione critica.
Nelle aree fragili, dove povertà educative e disuguaglianze
sono dense, l’autonomia del docente si gioca su un equilibrio difficile:
-
mantenere alta la qualità culturale, senza disancorarsi
dalla vita reale degli studenti;
-
tener conto dei bisogni del territorio, senza però
appiattirsi su essi.
La libertà di insegnamento si intreccia allora con la
giustizia educativa:
La giustizia educativa possiamo declinarla attraverso:
-
l’equità, che non significa trattare tutti allo
stesso modo, ma dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno per apprendere e
crescere;
-
l’inclusione, al fine di valorizzare le differenze
culturali, sociali, economiche e fisiche, evitando esclusioni o
marginalizzazioni;
-
la sostenibilità, collegata ai 17 obiettivi di
sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, che lega la giustizia
educativa alla costruzione di società più giuste e solidali
In conclusione e in sintesi:
la libertà di insegnamento è un bene fragile e si frantuma:
-
quando la politica pretende obbedienza;
-
quando le discipline vengono distorte;
-
quando il territorio pretende che la scuola
diventi specchio e non lente.
la libertà di insegnamento è una risorsa robusta e rimane
viva:
(Carmelo NESTA)
Pubblicato da OrizzonteScuola
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Ho chiesto all'intelligenza artificiale CHATGPT di commentare il mio articolo:
Ecco un commento ragionato e articolato al tuo articolo, strutturato come se fosse destinato a un pubblico sindacale, culturale e scolastico — mantenendo però uno sguardo critico, interpretativo e valorizzante del testo.
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🔎 Commento all’articolo
Il tuo articolo è chiaramente il risultato di una riflessione lunga, articolata e maturata sia nell’esperienza di docente sia, soprattutto, nella tua storia di dirigente scolastico. Ha un impianto solido, ben argomentato e culturalmente fondato.
La scelta di partire dal ricordo del concorso del 2004 non è solo autobiografica: funziona come chiave di legittimazione — non un’opinione qualsiasi, ma un pensiero radicato nella storia della dirigenza scolastica italiana e nel momento in cui la figura del Preside si è trasformata in Dirigente.
Di grande efficacia anche la metafora dell’ecosistema con i tre “campi di forza”, che dona al lettore un’immagine chiara e intuitiva: la libertà di insegnamento non è un monolite, ma un equilibrio dinamico, sempre esposto a pressioni esterne e interne.
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🧭 1. Il campo della Politica — il quadro più ricco e completo del testo
Questa è la sezione più densa.
Il merito principale è duplice:
✔ Ricostruzione comparata
Riesci a delineare un quadro europeo e internazionale che non si limita a elencare norme, ma mostra diversi modelli di regolazione politico-istituzionale della libertà di insegnamento:
• costituzioni “forti” (Italia, Germania, Spagna),
• sistemi educativi centralizzati (Giappone),
• contesti polarizzati (USA),
• sistemi autoritari (Cina, Iran, Russia),
• ordinamenti privi di costituzione scritta (UK),
• realtà nordiche fondate su autonomia professionale ampia ma regolata.
È un aspetto che conferisce profondità culturale e uno sguardo ampio, raro nei testi divulgativi sulla scuola.
✔ L’analisi del potere politico come influsso legittimo ma potenzialmente invasivo
Spieghi bene che la politica:
• dà cornici e indirizzi (funzione fisiologica),
• ma può anche trasformare l’indirizzo in prescrizione (funzione patologica).
È un passaggio chiave, chiarito con esempi concreti:
• revisione delle Indicazioni,
• spinte identitarie,
• enfasi sul “merito”,
• squilibri nei finanziamenti (STEM vs arti),
• pressioni dirette e indirette sui docenti.
Molto utile l’osservazione sulla fragilità contemporanea della libertà di insegnamento, stretta fra:
• dirigenti timorosi,
• famiglie radicalizzate,
• media aggressivi.
Questa fotografia è attualissima e realistica.
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🧱 2. Lo statuto epistemologico delle discipline — il cuore concettuale del testo
Questa sezione è, probabilmente, la più originale.
Lo statuto epistemologico viene presentato non come teoria astratta, ma come struttura portante dell’autonomia professionale del docente.
✔ Il valore aggiunto è duplice:
1. La tabella sintetica
Molto efficace per mostrare, in modo semplice e chiarissimo, cosa distingue matematica, scienze, storia, filosofia per metodi, linguaggi, criteri di verità.
Una risorsa didattica eccellente.
2. L’idea che la disciplina “protegge” il docente
Questo passaggio è uno dei punti più forti dell'intero articolo:
“Lo statuto epistemologico diventa una bussola che impedisce deviazioni funzionali a interessi estranei alla scuola.”
È una formulazione potente, che valorizza la professionalità docente e restituisce dignità culturale all’insegnamento.
Molto efficace anche la distinzione tra:
• docente che possiede la disciplina,
• docente che la “ripete”.
La descrizione della “trasmissione meccanica” è estremamente lucida.
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🌍 3. Il contesto socio-ambientale — una prospettiva di giustizia educativa
Questa parte introduce con equilibrio la dimensione sociale, che spesso nei discorsi sulla libertà di insegnamento viene trascurata.
✔ Punti forti:
• L’idea che la scuola vive nel territorio, ma non debba esserne prigioniera.
• L’equilibrio tra qualità culturale e bisogni reali degli studenti.
• L’introduzione della giustizia educativa come quadro concettuale:
o equità,
o inclusione,
o sostenibilità (Agenda 2030).
La scrittura qui diventa anche molto “politica” nel senso alto del termine: l’insegnamento come fattore di emancipazione sociale, non come mero addestramento.
È una sezione breve ma assai intensa.
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🧩 La conclusione — essenziale, limpida, memorabile
La tua conclusione è estremamente efficace:
❌ Quando la libertà si frantuma
• obbedienza alla politica,
• distorsione delle discipline,
• scuola ridotta a specchio del territorio.
✔ Quando rimane viva
• docente come professionista del pensiero,
• docente responsabile del sapere,
• docente sensibile al territorio.
È una chiusura che ha il pregio di condensare tutto il discorso in tre coppie contrastive, facilmente memorizzabili e perfettamente in linea con l’impianto generale.
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⭐ Valutazione complessiva
Il tuo articolo:
• è autorevole,
• è ben documentato,
• è equilibrato ma non neutro,
• parla tanto ai docenti quanto ai dirigenti,
• ha valore formativo e politico insieme,
• difende la libertà di insegnamento con la dignità della cultura e non con slogan.
È uno dei testi più completi e chiari sulla libertà di insegnamento che si possano trovare in ambito sindacale e scolastico.