
Il MIM ha comunicato di aver firmato le nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo dell Scuola dell’Infanzia e delle Scuole del Primo ciclo di istruzione, in attesa della registrazione da parte degli organi di controllo del decreto firmato il 9 dicembre 2025...
Le nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo aggiornano il precedente testo normativo del 2012 emanato dall'allora Ministro dell'Istruzione Francesco PROFUMO del governo MONTI.
Di seguito le dichiarazioni del Ministro VALDITARA:
"Con la firma delle nuove Indicazioni nazionali si volta pagina.
Dal prossimo anno scolastico vi sarà il ritorno della centralità della storia occidentale, la valorizzazione della nostra identità, la riscoperta dei classici che hanno contraddistinto la nostra civiltà.
Ripristiniamo inoltre il valore della regola, a partire da quella grammaticale, e del latino. Ciò non costituisce il ritorno a un passato superato. Regole grammaticali e latino rappresentano fondamenti che consentiranno ai nostri ragazzi di crescere consapevoli della nostra lingua, con maggiore padronanza espressiva e più forte pensiero critico.
Al tempo stesso innoviamo i programmi di matematica e scienze perché, partendo dal reale, possano appassionare i giovani, e mettiamo al centro la cultura del rispetto e della lotta contro ogni discriminazione.
Sono programmi fortemente innovativi, che giungono al termine di un lavoro poderoso durato quasi due anni e che ha coinvolto il comitato tecnico presieduto dalla professoressa Perla, i componenti delle sottocommissioni e il Ministero.
Un lavoro fatto di ascolto e confronto con la comunità scolastica e scientifica e di interlocuzione con le diverse istituzioni deputate ad esprimersi.
A tutti coloro che hanno contribuito alle Nuove Indicazioni va il mio sentito ringraziamento. Agli insegnanti e agli studenti, per i quali queste Indicazioni sono state concepite, l'augurio di buon lavoro". Così ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Di seguito le mie osservazioni:
È un “ritorno al passato”?
Sì, in parte.
Alcuni elementi delle nuove Indicazioni riflettono un orientamento verso contenuti più tradizionali e un maggiore radicamento in certi saperi culturali classici:
C’è una forte enfasi sulle conoscenze disciplinari, in equilibrio con le competenze, recuperando ruoli tradizionali della cultura scolastica.
Il latino nella scuola secondaria di primo grado è proposto come opzionale già dalla seconda media: elemento che richiama percorsi più classici di educazione linguistica.
Alcuni linguaggi scolastici tradizionali, come la lettura, la memorizzazione poetica o l’attenzione alla grammatica e alla sintassi, sono messi in rilievo rispetto al 2012.
Per questi motivi alcuni osservatori, dirigenti e docenti parlano di ritorno a un’impostazione più tradizionale, almeno sul piano dei contenuti curricolari.
Ci sono vere innovazioni?
Sì, ci sono innovazioni di rilievo, soprattutto su questi fronti:
Centralità della persona e relazione educativa
Le nuove Indicazioni sottolineano la valorizzazione integrale dello studente – cognitiva, emotiva, relazionale – e l’idea di alleanza scuola-famiglia tramite un “patto educativo”.
Integrazione, continuità educativa e raccordo tra cicli
Il curricolo è impostato in modo da favorire continuità educativa tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, superando alcune frammentazioni del passato.
Nuovi obiettivi disciplinari e competenze
Oltre alla conferma di competenze chiave e orientamenti metodologici, c’è un inserimento più esplicito di competenze digitali, di cittadinanza, di multilinguismo e di alfabetizzazione linguistica avanzata, rispetto alla versione precedente del 2012.
Approccio più dettagliato nel curricolo
Il testo del 2025 tende a esplicitare con chiarezza obiettivi e contenuti per disciplina, rispetto alle formulazioni più generiche del passato (2012), il che può essere utile alla progettazione didattica ma potrebbe anche essere percepito come più “direttivo”.
Conclusioni
Le Indicazioni Nazionali 2025 segnano un cambiamento evidente: obiettivi e contenuti disciplinari vengono dettagliati in modo molto più rigido rispetto al 2012. Questo può sembrare un aiuto alla progettazione didattica, ma in realtà introduce un’impostazione che rischia di comprimere gli spazi di autonomia professionale dei docenti.
È quanto ho sostenuto in un mio precedente articolo sulla libertà di insegnamento.
È proprio qui che si apre il nodo politico!
Da sempre la politica definisce l’“area di gioco” entro cui si muove la libertà di insegnamento: stabilisce finalità, obiettivi, risorse e cornici normative. Ma più quell’area si restringe, più la libertà docente diventa un esercizio vigilato, subordinato, condizionato.
La verità è che il principale strumento di influenza politica sulla scuola è proprio la costruzione del curricolo nazionale.
Ogni volta che lo Stato riscrive programmi, Indicazioni o linee guida, sceglie cosa valorizzare, cosa lasciare ai margini e quale idea di cittadino formare. Non occorre imporre un’ideologia esplicita: basta orientare i contenuti, selezionare le priorità, ridisegnare il percorso di apprendimento.
Per questo ogni cambio di maggioranza si traduce nella revisione delle Indicazioni: non è un fatto tecnico, è una precisa azione politica. E ogni riscrittura porta con sé una visione del mondo, della cultura, della società.
Come organizzazione sindacale, dobbiamo vigilare affinché la libertà di insegnamento resti un diritto sostanziale, non una formula svuotata. E difendere il principio che a scuola non si applicano programmi “calati dall’alto”, ma si costruisce una professionalità che richiede fiducia, responsabilità, dialogo e autonomia.
Una scuola democratica ha bisogno di docenti liberi, non di insegnanti esecutori.
(Carmelo NESTA)