
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha trasmesso, con nota n.6640 del 17/12/2025, le linee guida per l’istruzione parentale. Il documento stabilisce procedure uniformi su tutto il territorio nazionale per l’applicazione della normativa che consente alle famiglie di provvedere direttamente all’istruzione dei figli...
Le Linee guida per l’istruzione parentale del Ministero definiscono:
l’istruzione parentale come modalità di assolvimento dell’obbligo scolastico affidata ai genitori o a persone da loro delegate, inserita nel sistema nazionale di istruzione.
l’obbligo di presentare annualmente al dirigente scolastico una comunicazione preventiva, corredata di:
dichiarazione di capacità tecnica/economica
progetto didattico coerente con le Indicazioni nazionali,
progettazione degli esami di idoneità che gli allievi in istruzione parentale devono sostenere
prove di idoneità (esami) annuali o di passaggio di ciclo, per accertare “acquisizione di competenze coerenti con il curricolo nazionale”.
In sintesi, la normativa parte da un importante bilanciamento: la Costituzione riconosce il diritto/dovere dei genitori di educare i figli ma lo inserisce in un quadro di controlli e verifiche a tutela del minore.
L’episodio della “famiglia nel bosco” (vedi nostro articolo)
Una coppia anglo-australiana con tre bambini ha vissuto in una casa nel bosco senza elettricità, acqua corrente e con scelte educative di tipo non convenzionale.
Il Tribunale ha disposto l’allontanamento dei figli, motivando la decisione con il rischio per la loro salute, le condizioni igienico-abitative e dubbi sull’effettiva adeguatezza dell’istruzione impartita.
il governo e il Ministero si sono mossi tra prese di posizione istituzionali e mediatiche, mentre il dibattito pubblico si è polarizzato sul confine tra libertà educativa e tutela del minore.
Come si incontrano (o si scontrano) le Linee guida con la vicenda concreta
Le Linee guida riconoscono la legittimità dell’homeschooling, purché siano rispettati obblighi formali come comunicazioni, progetti didattici e prove di idoneità.
La normativa prevede che le autorità scolastiche verifichino che l’istruzione sia adeguata, non semplicemente “informale” o basata su convinzioni personali.
Nel caso della famiglia nel bosco, una delle questioni principali è proprio se la modalità educativa adottata risponda ai criteri minimi di adeguatezza stabiliti dalle Linee guida, non se l’homeschooling sia di per sé vietato.
Secondo alcune cronache, nella versione concreta del caso c’erano dubbi sulla regolarità delle comunicazioni e sull’effettiva attuazione del progetto didattico conforme alle linee nazionali — magari confondendo homeschooling (istruzione parentale corretta) con un-schooling (apprendimento libero senza regole).
Le Linee guida si concentrano sui profili educativi, ma il nodo emerso è che il giudice ha considerato anche aspetti extracurricolari (sicurezza abitativa, assenza di visite mediche, rischio sanitario), cioè elementi di tutela più ampia che non rientrano solo nelle Linee guida ministeriali.
La vicenda ha mostrato che se la libertà educativa non è accompagnata da adeguate verifiche e rispondenza a standard minimi di sicurezza e sviluppo, le autorità giudiziarie possono intervenire per la protezione del minore — un principio non solo scolastico ma più ampio.
Il caso mette in evidenza che non basta dichiarare l’istruzione parentale: occorre che essa sia documentata, verificabile e finalizzata al benessere integrale del bambino, con rispetto di standard oggettivi.
Le Linee guida richiedono che la scuola pubblica “vigilante” effettui controlli e confronti tecnici: l’esito di tali verifiche può fare la differenza tra accettazione e sanzioni.
La diffusione dell’istruzione parentale richiede strumenti chiari e supporto competente, per evitare interpretazioni estreme come l’unschooling integralista che può entrare in conflitto con le regole vigenti.
RIFLESSIONI
Come sindacalista ritengo che
l’istruzione parentale va riconosciuta e rispettata, quando è esercitata nel rispetto delle norme;
le Linee guida ministeriali devono essere applicate in modo rigoroso e uniforme sul territorio
ogni forma di istruzione che eluda controlli, standard minimi e verifiche pubbliche non è compatibile con l’interesse del minore;
la professionalità di dirigenti e docenti deve essere tutelata e valorizzata.
Difendere le regole per difendere i bambini
Il vero nodo non è la contrapposizione tra scuola e famiglia, ma la responsabilità collettiva verso i minori.
Difendere le Linee guida sull’istruzione parentale significa difendere:
il diritto dei bambini a crescere e apprendere in modo equilibrato;
il valore pubblico dell’istruzione;
i principi costituzionali su cui si fonda la scuola italiana
(Carmelo NESTA)