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  Articolo n. 4888 - © News SNALS-Confsal Brindisi - 182 letture
ANALISI STRUTTURALE DEL RAPPORTO INVALSI 2025: EVIDENZE, DISUGUAGLIANZE E PROSPETTIVE DI INTERVENTO PER IL SISTEMA SCOLASTICO ITALIANO E L'AZIONE SINDACALE
Postato Giovedì, 26 Marzo 2026, ore 12:35:00 da Amministratore

SCUOLA E UNIVERSITÀ

 Il Rapporto Nazionale INVALSI 2025 offre una radiografia profonda, complessa e a tratti allarmante dello stato di salute del sistema educativo italiano...



1. Introduzione: La Scuola Italiana tra Resilienza, Complessità e Nodi Strutturali
Coinvolgendo oltre 2.555.000 studenti e studentesse e circa 11.500 istituzioni scolastiche statali e paritarie, la rilevazione censuaria di quest'anno si configura come uno strumento diagnostico ineludibile per comprendere le dinamiche di apprendimento in un periodo storico segnato da profonde trasformazioni sociali e tecnologiche. L'analisi dei dati restituisce un quadro caratterizzato da luci e ombre, in cui l'indubbio successo nella riduzione dell'abbandono scolastico esplicito si scontra con la cronicizzazione di antiche fratture territoriali, con il persistere della dispersione scolastica implicita e con un preoccupante ristagno, se non un vero e proprio arretramento, delle competenze di base in Italiano e Matematica.

La lettura di questi dati, se effettuata attraverso la lente dell'analisi sindacale e della politica scolastica promossa dallo SNALS-Confsal, impone di superare la mera constatazione statistica per indagare le determinanti strutturali che generano tali esiti. La scuola non può e non deve essere considerata una mera voce di spesa nel bilancio dello Stato, bensì il principale investimento strategico per il futuro del Paese. Le difficoltà rilevate dalle prove standardizzate non certificano un presunto decadimento della qualità del corpo docente, il quale continua a operare in condizioni di crescente complessità, ma testimoniano piuttosto gli effetti di decenni di politiche di definanziamento, di mancato adeguamento degli organici, di un'edilizia scolastica spesso inadeguata e di un precariato che mina alla base il principio della continuità didattica.

Il sistema di istruzione italiano è chiamato oggi a fronteggiare sfide epocali. Tra queste figurano l'inclusione di una popolazione studentesca sempre più eterogenea, l'impatto dirompente dell'intelligenza artificiale sui processi cognitivi, la necessità di garantire l'ascensore sociale in un contesto di forte impoverimento economico e, non da ultimo, il rischio imminente che riforme miopi come l'autonomia differenziata e il dimensionamento scolastico finiscano per istituzionalizzare e aggravare i divari già esistenti.

In questo contesto, il Rapporto INVALSI 2025 non deve essere utilizzato come una clava punitiva contro le istituzioni scolastiche o i dirigenti, ma come una bussola per orientare gli investimenti. La presente analisi disarticola i risultati procedendo per gradi scolastici, per poi focalizzarsi sulle dinamiche di iniquità e sulle variabili socio-economiche. L'obiettivo è fornire una base empirica solida per sostenere le rivendicazioni di chi, ogni giorno, vive e fa vivere la scuola reale, delineando un orizzonte di policy che ponga al centro il rinnovo contrattuale 2025-2027, la stabilità del personale, il potenziamento del segmento 0-6 anni e la tutela universale del diritto allo studio su tutto il territorio nazionale.

2. Metodologia, Partecipazione e l'Architettura della Rilevazione 2025
Le prove INVALSI del 2025 hanno confermato la loro natura censuaria per le classi chiave del sistema scolastico italiano:

  • la classe II e V della scuola primaria,
  • la classe III della scuola secondaria di primo grado, e
  • la classe II e l'ultimo anno (V) della scuola secondaria di secondo grado.
  • A queste si è aggiunta, per la prima volta su base campionaria, una rilevazione specifica sulle Competenze Digitali rivolta agli studenti del secondo anno delle scuole superiori.

La partecipazione è stata massiccia, garantendo un'altissima affidabilità statistica ai dati raccolti.

  • Nella scuola primaria, le prove cartacee hanno coinvolto circa 400.000 alunni per la classe seconda e oltre 425.000 per la classe quinta.
  • Nella scuola secondaria, dove le prove sono somministrate in modalità Computer-Based Testing (CBT), sono stati coinvolti oltre 526.000 studenti in terza media, circa 495.000 nel biennio delle superiori e oltre 506.000 maturandi.

Per garantire la comparabilità scientifica e l'ancoraggio metrico, l'INVALSI ha estratto un campione rappresentativo a due stadi (scuole e classi), garantendo la presenza di osservatori esterni per il rigoroso rispetto dei protocolli di somministrazione.

Questa imponente macchina organizzativa, che grava significativamente sul carico di lavoro del personale docente, amministrativo e dirigenziale, sottolinea la necessità che i risultati non rimangano un mero esercizio accademico, ma si traducano in azioni di supporto concreto. Come evidenziato nelle interlocuzioni sindacali, l'impegno profuso dalle scuole per la somministrazione delle prove richiede un riconoscimento tangibile e una tutela contro ogni forma di utilizzo distorsivo dei dati ai fini della valutazione punitiva del personale.

3. Lo Stato degli Apprendimenti nel Primo Ciclo: La Cronicizzazione delle Fragilità
L'analisi dei risultati del primo ciclo di istruzione rivela una dinamica pedagogica allarmante: il "rimbalzo" positivo che ci si attendeva dopo il definitivo assorbimento dello shock pandemico non si è verificato. Al contrario, si osserva una stabilizzazione verso il basso degli apprendimenti nelle discipline fondanti (Italiano e Matematica), a fronte di un miglioramento, quasi paradossale, nelle competenze ricettive in lingua Inglese.

3.1 La Scuola Primaria (Classe II): Segnali Precoci di Disuguaglianza
La scuola primaria ha storicamente rappresentato il fiore all'occhiello del sistema educativo italiano, caratterizzata da alti livelli di equità e da un corpo docente di eccellenza. Tuttavia, i dati del 2025 confermano una fatica strutturale nel recuperare i livelli pre-pandemici del 2019, sollevando interrogativi profondi sull'impatto dei mutamenti sociali sui primissimi anni di scolarizzazione.

  Fascia di Risultato (Classe II Primaria)

  Italiano (%)   Matematica (%)   

Fascia 1 (Molto bassa)

10,6%

7,5%

Fascia 2 (Bassa)

23,1%

25,5%

Fascia 3 (Base)

18,6%

21,5%

Fascia 4 (Medio-alta)

26,5%

28,3%

Fascia 5 (Alta)

16,5%

13,6%

Fascia 6 (Molto alta)

4,7%

3,6%

Almeno Fascia Base (3-6)

66,3%

67,0%

Come si evince dai dati, il 66,3% degli alunni raggiunge almeno la fascia base in Italiano, un dato che rimane inferiore di ben 7 punti percentuali rispetto ai livelli registrati nel 2019.

In Matematica, la percentuale si attesta al 67%, segnando un divario di 6 punti rispetto al periodo pre-Covid. Questo ristagno suggerisce che la pandemia abbia agito da rivelatore e acceleratore di fragilità preesistenti, intimamente legate all'aumento della complessità sociale e al ruolo pervasivo delle tecnologie digitali che alterano i processi cognitivi, di attenzione e di memorizzazione dei bambini in età evolutiva.

Un elemento di estrema gravità che emerge già nei primi due anni di scolarizzazione è la precoce polarizzazione di genere. In Italiano, le bambine registrano un vantaggio netto di +2,5 punti percentuali rispetto ai coetanei maschi. Al contrario, in Matematica, si osserva un divario di -3,6 punti percentuali a sfavore delle bambine. La precocità di tale divario in ambito logico-matematico solleva interrogativi profondi sulla persistenza di stereotipi cognitivi impliciti, spesso veicolati a livello sociale e familiare, e sulla necessità di un intervento didattico strutturale che parta fin dall'educazione prescolare.

Inoltre, il peso del background migratorio si fa sentire con una violenza inaudita fin dalla seconda elementare. Gli alunni di prima generazione (nati all'estero da genitori stranieri) conseguono un esito inferiore di ben 19,5 punti percentuali in Italiano e di 12,4 punti in Matematica rispetto ai compagni autoctoni. Le seconde generazioni (nati in Italia da genitori stranieri) riducono solo marginalmente questo divario, attestandosi a -17,3 punti in Italiano e -13,1 punti in Matematica. Questa faglia certifica l'urgenza di investimenti massicci in mediazione linguistica e potenziamento dell'organico per le scuole ad alta densità migratoria, rifuggendo dalle logiche dei tagli lineari.

3.2 La Scuola Primaria (Classe V): Il Consolidamento delle Divergenze
Il passaggio alla classe quinta primaria mostra dinamiche in chiaroscuro. In Italiano si osserva un recupero, con il 75,2% degli allievi che raggiunge la fascia base, un dato che riallinea il sistema ai valori pre-pandemici del 2019. Tuttavia, si conferma la profonda sofferenza in Matematica, dove la quota di sufficienza si ferma al 66,4%, registrando un arretramento di -1,8 punti percentuali rispetto al 2024 e rimanendo distante di 6 punti dai livelli del 2019.In questa fase terminale del ciclo primario, le variabili socio-economiche (indice ESCS) iniziano a mostrare il loro impatto sistemico. La provenienza da contesti sociali favorevoli garantisce un vantaggio individuale di +4,7 punti percentuali sia in Italiano che in Matematica. Anche in questo caso, il divario di genere in Matematica si amplia ulteriormente a sfavore delle bambine, raggiungendo un preoccupante -6,5%.

La distribuzione territoriale delinea già una spaccatura evidente: in Matematica, il Sud e Isole sconta uno svantaggio di -5,4 punti rispetto al Centro Italia, evidenziando criticità endemiche in regioni come Calabria, Sicilia e Sardegna, dove oltre il 40% degli alunni si posiziona nelle due fasce di insufficienza più gravi.

L'eccezione positiva all'interno del quadro della scuola primaria è rappresentata dall'apprendimento della lingua Inglese. Al termine del quinto anno, il 90,8% degli alunni raggiunge il livello A1 (target previsto dalle Indicazioni Nazionali) nella comprensione della lettura (Reading), mentre l'86,2% raggiunge il medesimo traguardo nella comprensione dell'ascolto (Listening). Sebbene si registri una lieve contrazione nel Reading rispetto al 95% del 2024, i dati si confermano nettamente superiori a quelli del periodo pre-pandemico.Questo andamento strutturalmente positivo nell'Inglese è indice di una modificazione sociologica e cognitiva dei canali di apprendimento linguistico, fortemente trainato dall'esposizione informale e precoce ai media digitali, ai videogiochi e alle piattaforme di streaming in lingua originale.

Tuttavia, come evidenziato con fermezza dalle analisi pedagogiche di matrice sindacale, questo slancio non deve trarre in inganno. L'assorbimento passivo di una lingua veicolare non sostituisce la strutturazione del pensiero critico garantita dallo studio rigoroso della madrelingua. La progressiva scomparsa dalla pratica didattica di esercizi fondamentali come il dettato (essenziale per l'ortografia e la fonetica) e il riassunto (cardine della capacità di sintesi e di gerarchizzazione concettuale) sta erodendo le competenze analitiche degli studenti. L'aumento del lessico ricettivo in inglese non può bilanciare l'impoverimento strutturale della produzione scritta in italiano.

3.3 La Scuola Secondaria di Primo Grado (Classe III): L'Allargamento della Forbice Sociale
Il termine del primo ciclo di istruzione segna un momento di snodo cruciale e irreversibile, in cui le competenze di base dovrebbero essere pienamente consolidate in vista delle scelte di orientamento per il secondo ciclo. I dati INVALSI 2025 fotografano per la scuola secondaria di primo grado una situazione di stagnazione preoccupante, che si traduce in un progressivo indebolimento degli apprendimenti nel corso del tempo.

Disciplina
(Classe III Sec. I Grado)
% Adeguatezza
(Livelli 3-5)
Variazione vs 2024 Variazione vs 2019
(Pre-Covid)
Italiano 58,6% -1,5% -6,4%
Matematica 55,7% -0,3% -4,3%
Inglese (Reading - Livello A2) 82,8% +0,9% +4,8%
Inglese (Listening - Livello A2) 69,7% +1,9% +9,7%

Mentre meno del 60% degli studenti riesce a raggiungere i traguardi minimi previsti in Italiano (58,6%) e Matematica (55,7%), oltre il 40% del bacino studentesco si accinge a transitare verso la scuola superiore portando con sé deficit strutturali di estrema gravità. In questo segmento scolastico, l'effetto del background socio-economico e culturale cessa di essere una mera variabile statistica e diventa un destino ineluttabile.

L'analisi dei fattori incidenti dimostra che uno studente proveniente da una famiglia avvantaggiata (alto indice ESCS individuale) possiede un vantaggio intrinseco di 7 punti in Italiano e 6,7 punti in Matematica. A questo si somma l'ancor più incisivo "effetto scuola": se l'intero istituto scolastico è frequentato mediamente da allievi di estrazione elevata, lo studente acquisisce un ulteriore vantaggio di 10,3 punti in Italiano e 10,8 punti in Matematica. Questo dato certifica il fallimento del mandato perequativo del sistema scolastico in questa fascia d'età, evidenziando una strisciante e silenziosa segregazione scolastica su base censuaria. Le scuole non riescono a compensare le disuguaglianze di partenza, ma finiscono spesso per amplificarle.

Un ulteriore elemento di vulnerabilità è rappresentato dal ritardo scolastico. Gli studenti cosiddetti "posticipatari", ovvero coloro che hanno accumulato almeno un anno di bocciatura o ritardo, subiscono al termine del primo ciclo una penalizzazione drammatica: -20,9 punti in Italiano e -20,6 punti in Matematica. Tale divario è quantificabile nella perdita di oltre un intero anno di apprendimento presunto, dimostrando come l'istituto della ripetenza, se non accompagnato da massicci interventi di didattica personalizzata e tutoraggio (spesso impossibili a causa dei tagli all'organico di potenziamento), si trasformi in una mera anticamera dell'abbandono scolastico.

La distribuzione territoriale degli apprendimenti in terza media delinea una faglia profonda che attraversa la penisola. In Matematica, il punteggio medio favorisce enormemente il Settentrione (+7,3 punti nel Nord Ovest e +7,4 punti nel Nord Est rispetto al Centro), penalizzando in modo inaccettabile il Sud (-10,2 punti) e il Sud e Isole (-17,4 punti). Regioni come la Campania, la Calabria, la Sicilia e la Sardegna si collocano saldamente nel "Gruppo 3" di rendimento, dove il risultato medio non è in linea con i traguardi nazionali. Questi numeri dimostrano inequivocabilmente come le disuguaglianze non siano imputabili a presunte inefficienze del corpo docente meridionale, ma siano la diretta e inevitabile conseguenza di macroscopiche carenze infrastrutturali, assenza del tempo pieno, carenza di mense e palestre, e contesti socio-economici territoriali fortemente deprivati. L'ipotesi di sanare questa situazione sottraendo ulteriori risorse tramite l'autonomia differenziata non è solo illogica, ma costituisce un attacco diretto alla coesione nazionale.

In controtendenza, anche in terza media l'Inglese traccia una parabola ascendente. L'82,8% raggiunge il livello A2 in Reading e il 69,7% nel Listening. L'esposizione alle lingue attraverso la tecnologia premia soprattutto gli studenti di seconda generazione (figli di immigrati), che registrano performance superiori in ascolto rispetto ai coetanei italiani, beneficiando del bilinguismo vissuto in ambito domestico.

4. Il Secondo Ciclo d'Istruzione: Canalizzazione, Disuguaglianze Strutturali e il Paradosso Digitale
Il secondo ciclo di istruzione rappresenta il "collo di bottiglia" attraverso il quale le disuguaglianze latenti, maturate nel primo ciclo, si cristallizzano definitivamente in percorsi di vita, diritti di cittadinanza e prospettive occupazionali profondamente divergenti. Il Rapporto INVALSI 2025 conferma in modo inoppugnabile che la precoce canalizzazione tipica del sistema italiano (la scelta tra Licei, Istituti Tecnici e Istituti Professionali a soli 14 anni) non agisce esclusivamente come sana differenziazione delle vocazioni e delle intelligenze, ma si configura come un vero e proprio meccanismo di stratificazione e segregazione sociale.

4.1 Il Biennio (Classe II): Il Successo delle Competenze Digitali e la Tenuta Precaria delle Competenze di Base
Nella classe seconda della scuola secondaria di secondo grado (grado 10), il 62,4% degli studenti raggiunge un livello di adeguatezza (dal livello 3 al 5) in Italiano, mentre in Matematica la quota si ferma al 53,7%. Rispetto al 2022 (anno che aveva misurato il maggiore impatto pandemico su questa specifica coorte), i dati si sono sostanzialmente stabilizzati, senza mostrare ulteriori crolli ma confermando la strutturale difficoltà di circa il 40% degli adolescenti italiani a comprendere testi complessi o a risolvere problemi logico-matematici di base.

La vera, e attesissima, novità della rilevazione 2025 è stata l'introduzione, per la prima volta in Italia e su base campionaria, di una prova specifica per la misurazione delle Competenze Digitali. La somministrazione ha coinvolto circa 500 scuole superiori, strutturandosi secondo i dettami del framework europeo DigComp 2.2. I risultati in questo ambito si sono rivelati sorprendentemente positivi e, fatto ancor più rilevante per le politiche di equità, molto più omogenei sul territorio nazionale rispetto alle classiche discipline umanistiche e scientifiche.

La quota di studenti e studentesse che ha raggiunto almeno il livello intermedio di padronanza ha sfiorato l'en plein:

  • Alfabetizzazione su informazioni e dati: 89,1%
  • Comunicazione e collaborazione: 90,7%
  • Sicurezza: 85,0%
  • Creazione di contenuti digitali: 84,0%

Questa elevata "alfabetizzazione digitale" testimonia l'innata natura di "nativi digitali" della quasi totalità della popolazione studentesca contemporanea, capace di destreggiarsi con disinvoltura negli ambienti virtuali e nelle interfacce di comunicazione. Tuttavia, un'analisi critica di matrice sindacale e pedagogica impone estrema cautela nell'interpretazione trionfalistica di questi dati. Come osservato in più sedi dai rappresentanti dei lavoratori della conoscenza, l'abilità procedurale nell'utilizzo degli strumenti tecnologici, dei social network o nella rapida navigazione in rete non si traduce automaticamente in rigore logico, capacità di astrazione, analisi critica delle fonti o competenza argomentativa profonda. Tali facoltà cognitive superiori rimangono saldamente appannaggio del dominio linguistico, letterario e matematico tradizionale.

L'impatto dell'intelligenza artificiale e la massiccia digitalizzazione delle aule aprono opportunità didattiche immense, ma pongono simultaneamente interrogativi etici e professionali ineludibili; le tecnologie devono rimanere uno strumento subordinato e governato dall'intelligenza umana e dalla mediazione insostituibile del docente in carne e ossa, e non possono illudersi di sostituire la fatica della costruzione strutturata del pensiero. Il paradosso cognitivo del 2025 risiede nell'avere studenti altamente capaci di eccellere nella comunicazione digitale rapida (90,7%) ma che faticano drammaticamente a decodificare e comprendere a fondo un testo scritto complesso di media lunghezza (quasi il 40% non raggiunge il livello 3 in Italiano).

4.2 L'Ultimo Anno (Classe V): La Frattura Orizzontale degli Indirizzi di Studio e il Crollo delle Competenze
Al termine del ciclo scolastico obbligatorio e superiore, alla vigilia dell'Esame di Stato, i dati INVALSI delineano una preoccupante e generalizzata contrazione degli apprendimenti. In Italiano, la quota di studenti che raggiunge il livello di adeguatezza (dal livello 3 al 5) è scesa al 51,7%, perdendo quasi 5 punti percentuali (-4,8%) rispetto all'anno precedente e segnando un abisso di ben 13 punti percentuali in meno rispetto al 2019 pre-pandemico. Una dinamica parimenti depressiva affligge la Matematica, dove solo un maturando su due (50%) raggiunge i traguardi minimi previsti.

Nelle prove di lingua Inglese, la capacità di comprensione della lettura (Reading) si attesta al 55,3% (percentuale di studenti che raggiunge i target differenziati per indirizzo: B2 per licei e tecnici, B1 per professionali), registrando un calo rispetto al 2024 ma restando nei confini dei risultati storici pre-Covid. La prova di Listening vede un raggiungimento dei target al 43,6%, confermando una crescita di lungo periodo rispetto al misero 35% del 2019, pur con una lievissima flessione nell'ultimo anno.

L'aspetto analitico più critico, nonché socialmente più doloroso dell'intera indagine di grado 13, è tuttavia l'impatto devastante dell'indirizzo di studio prescelto sulle performance degli studenti. I dati certificano il sostanziale blocco dell'ascensore sociale in Italia. Disaggregando i punteggi, emerge la fotografia di una scuola superiore spaccata in due universi non comunicanti.

Macro-Indirizzo di Studio Adeguatezza Italiano (Livelli 3-5) Adeguatezza Matematica (Livelli 3-5)
Licei Classici, Scientifici e Linguistici 74,0% 73,0% (Solo Licei Scientifici)
Altri Licei (Scienze Umane, Artistico, ecc.) 50,0% 34,0%
Istituti Tecnici 40,0% 40,0%
Istituti Professionali 18,0% 15,0%

Se nei Licei Classici, Scientifici e Linguistici tre studenti su quattro terminano il percorso con competenze adeguate in madrelingua, negli Istituti Professionali la situazione assume i contorni di una vera e propria emergenza democratica nazionale. In questi istituti, solo il 18% in Italiano e un marginale 15% in Matematica raggiungono traguardi considerati sufficienti dalle Indicazioni Nazionali. In intere regioni del Sud Italia (Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna), il punteggio medio degli studenti dei Professionali non riesce a superare il livello 1, il gradino più basso dell'intera scala di valutazione INVALSI.

Questa emorragia di competenze è il frutto avvelenato della "licealizzazione" di massa del sistema di istruzione italiano. Con oltre il 51,4% dei quattordicenni iscritti ai percorsi liceali, l'istruzione tecnica e, soprattutto, quella professionale sono state progressivamente depauperate e marginalizzate. Invece di rappresentare poli di eccellenza per la formazione tecnica avanzata in un Paese a vocazione manifatturiera, i Professionali sono stati trasformati, per inerzia istituzionale e assenza di investimenti, in bacini di raccolta per le fragilità socio-economiche, accogliendo percentuali sproporzionate di studenti con background migratorio, allievi con percorsi di studio irregolari alle spalle e famiglie a basso reddito.

L'incidenza del contesto è schiacciante: a parità di condizioni socio-economiche personali, il solo fatto di frequentare un Liceo Classico o Scientifico anziché un Istituto Tecnico o Professionale garantisce allo studente un vantaggio statistico di oltre 20 punti nelle prove di Inglese (Reading e Listening) e un divario analogo nelle altre materie. Questo dimostra empiricamente che non è la qualità dell'offerta didattica o l'impegno dei docenti degli istituti professionali a essere carente. Al contrario, questi docenti operano in trincea. È il sistema di indirizzamento stesso che confina gli studenti più vulnerabili in contesti altamente omogenei per disagio, dove l'eccessiva concentrazione di povertà educativa e fragilità sociale annulla matematicamente il potenziale effetto perequativo e propulsivo dell'istruzione. È imperativo un rilancio strutturale e finanziario della formazione professionale, valorizzandone le peculiarità e ripristinando dotazioni laboratoriali e di organico d'eccellenza, senza mai rinunciare ai traguardi irrinunciabili di cittadinanza di base.

5. Equità, Dispersione e il Divario Territoriale: L'Emergenza del Mezzogiorno
Il Capitolo 5 del Rapporto INVALSI 2025 costituisce il cuore pulsante dell'indagine, poiché indaga la tenuta del mandato costituzionale della scuola repubblicana: l'equità dei risultati e la garanzia materiale delle stesse opportunità di apprendere, indipendentemente dal codice di avviamento postale di nascita e dal censo familiare. L'analisi incrociata dei dati impone una riflessione bifocale, e a tratti paradossale, sul fenomeno della dispersione scolastica.

5.1 Il Successo contro la Dispersione Esplicita e il Dramma della Dispersione Implicita
Il Rapporto INVALSI certifica e quantifica una tendenza macroscopica altamente positiva: la dispersione scolastica esplicita (misurata dall'indicatore europeo ELET - Early Leavers from Education and Training) continua a contrarsi in modo inarrestabile. Nel 2025, le stime ufficiali indicano che il tasso di giovani italiani tra i 18 e i 24 anni che ha abbandonato precocemente gli studi senza conseguire un diploma o una qualifica professionale è sceso alla quota storica dell'8,3%. Questo risultato non solo centra e supera abbondantemente l'obiettivo comunitario europeo del 9% fissato per il 2030, ma distanzia ampiamente e con netto anticipo il target concordato con il PNRR (fissato al 10,2% per il 2026).

Si tratta di un trionfo silenzioso della tenuta istituzionale. Significa che il sistema scolastico, e primariamente il personale che vi opera, ha sviluppato una formidabile capacità di accoglienza, riuscendo a trattenere nelle aule e a non disperdere per strada le fasce di popolazione giovanile più refrattarie, complesse e vulnerabili.

Tuttavia, questa indubbia e lodevole capacità di inclusione fisica svela il suo tragico rovescio della medaglia sul piano degli apprendimenti. Trattenere gli studenti fisicamente all'interno delle mura scolastiche fino alla maturità non equivale automaticamente a garantirne il successo formativo e l'acquisizione di un'istruzione robusta. Questo scollamento si traduce nel devastante fenomeno della "Dispersione Scolastica Implicita". Essa definisce la condizione di quegli studenti che riescono formalmente a ottenere il diploma di scuola superiore, ma giungono al termine del ciclo di studi in possesso di competenze logico-matematiche e di comprensione del testo comparabili, di fatto, a quelle di un allievo in uscita dalla terza media (identificati statisticamente dal posizionamento al Livello 1 o 2 sia in Italiano sia in Matematica, unito al mancato raggiungimento del livello B1 in Inglese).A livello nazionale, la dispersione scolastica implicita al termine del secondo ciclo di studi si attesta all'8,5%. Ma la media trilussa nasconde una frattura territoriale inaccettabile. La disaggregazione per aree geografiche delinea un Paese spaccato:

  • Nord e Centro (Aree di Bassa Dispersione Implicita): Regioni come la Valle d'Aosta, la Lombardia, il Veneto, la Provincia Autonoma di Trento e il Friuli-Venezia Giulia presentano tassi di dispersione implicita fisiologici, largamente inferiori al 5% della popolazione studentesca.
  • Sud e Isole (L'Emergenza Implicita): Le regioni del Mezzogiorno affrontano una crisi sistemica. In Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, oltre il 10% degli studenti diplomatisi (ben più di uno su dieci) versa in condizione di grave deprivazione cognitiva. Il dato assume contorni ancora più foschi se si considera la dinamica temporale: rispetto al 2024, la dispersione implicita non è diminuita, ma è aumentata in Sardegna (+4,7 punti percentuali), Basilicata (+3,7%) e Sicilia (+3,2%).

Questa drammatica mappa della fragilità scolastica si specchia, in modo perfettamente e crudelmente inversamente proporzionale, nella mappa dell'eccellenza accademica (studenti che raggiungono i livelli di eccellenza massimi in tutte le discipline). L'eccellenza risulta essere un appannaggio quasi esclusivo e maggioritario delle regioni settentrionali. Il divario è strutturale. Al Sud, l'indicatore specifico elaborato dall'INVALSI sulla varianza delle "opportunità formative" mostra una severità dell'inequità molto alta: significa che frequentare una scuola piuttosto che un'altra nella stessa provincia meridionale determina un impatto sproporzionato sul destino dell'allievo. Gli studenti del Mezzogiorno subiscono gli effetti cumulativi di un minor tempo scuola garantito, di assenza cronica del servizio mensa, di strutture sportive e laboratoriali fatiscenti e di infrastrutture di mobilità pubblica inefficienti.

5.2 L'Impatto Inesorabile delle Condizioni Socio-Economiche
L'equità del sistema educativo italiano è severamente compromessa e minacciata dalla fortissima correlazione statistica tra l'indice ESCS (Economic, Social, Cultural Status della famiglia di provenienza) e i risultati finali ai test. La ricerca evidenzia come il vantaggio garantito dall'estrazione socioculturale agiata della famiglia di origine non operi solo a livello individuale, ma venga innescato e amplificato a dismisura dal cosiddetto "effetto composizione" della scuola.

I dati mostrano che se uno studente socio-economicamente svantaggiato ha la possibilità di frequentare una scuola in cui la maggioranza del corpo studentesco appartiene a ceti sociali avvantaggiati, i suoi risultati tendono fisiologicamente a migliorare, trascinati dall'ambiente. Viceversa, la concentrazione di studenti svantaggiati nei medesimi istituti o plessi scolastici (il classico "effetto ghetto", tipico di molti Istituti Professionali e delle scuole ubicate in periferie urbane degradate) deprime verticalmente e strutturalmente le performance complessive, annullando in partenza lo sforzo didattico, l'impegno e l'abnegazione dei docenti. In questa spirale, il background migratorio continua a esercitare un peso asfissiante, specialmente per gli alunni stranieri di prima generazione che, pur mostrando slanci nell'apprendimento delle lingue veicolari straniere per via del bilinguismo pratico , scontano ritardi massicci in Italiano (fino a quasi -23 punti percentuali di penalizzazione rispetto ai nativi al termine del primo ciclo) e in Matematica.

6. La Lettura Sindacale: Le Risposte e le Rivendicazioni di SNALS-Confsal
Di fronte all'oggettività scientifica e alla crudezza dei dati del Rapporto INVALSI 2025, l'analisi del Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori Scuola (SNALS-Confsal) respinge fermamente, in ogni sede istituzionale, ogni maldestro tentativo politico o mediatico di colpevolizzazione del corpo docente o della dirigenza scolastica. Se la dispersione scolastica esplicita (ELET) è calata alla quota record dell'8,3%, il merito deve essere ascritto interamente al lavoro oscuro, logorante, socialmente non riconosciuto e cronicamente malpagato di docenti, educatori, dirigenti e personale ATA, che hanno arginato l'emorragia sociale tenendo aperte le scuole come unici e irrinunciabili presidi di legalità, assistenza e accoglienza nei territori più difficili.

Tuttavia, per combattere la dispersione implicita, innalzare la qualità degli apprendimenti e riattivare l'ascensore sociale, occorrono scelte politiche e macroeconomiche radicali. Non bastano le pur sofisticate rilevazioni statistiche, servono investimenti.

6.1 Il Fermo Rifiuto dell'Autonomia Differenziata e del Dimensionamento Scolastico
I dati INVALSI certificano oltre ogni ragionevole dubbio che l'Italia è un Paese già oggi profondamente e dolorosamente spaccato a metà. A parità di età e di anni trascorsi sui banchi, le competenze linguistiche e matematiche acquisite da uno studente in Calabria, in Sicilia o in Sardegna sono drammaticamente inferiori a quelle di un coetaneo veneto, lombardo o valdostano. In questo quadro di profonda disuguaglianza sistemica, il progetto politico dell'Autonomia Differenziata appare come un pericolo mortale per l'unità del sistema di istruzione pubblico e statale.

Consentire costituzionalmente alle singole Regioni dotate di maggior gettito fiscale di trattenere risorse per finanziare in via esclusiva ed autonoma i propri sistemi scolastici, i programmi e persino le retribuzioni differenziate del personale, significherebbe cristallizzare e istituzionalizzare per legge quelle stesse inaccettabili disuguaglianze evidenziate nel Capitolo 5 del Rapporto. Lo Stato centrale abdicherebbe al suo ruolo di garante universale dei diritti civili fondamentali, frammentando la Repubblica in venti staterelli formativi in competizione tra loro.

Allo stesso modo, le odierne politiche di dimensionamento scolastico (frutto della Riforma 1.3 della Missione 4 del PNRR), nate teoricamente e astrattamente per ottimizzare la rete e tagliare i costi amministrativi, si stanno traducendo concretamente in tagli drastici agli organici, in chiusure e accorpamenti di plessi storici, specialmente nelle aree interne montane e nei piccoli centri del Mezzogiorno. Accorpare le scuole esclusivamente per far quadrare i bilanci di cassa significa colpire al cuore il principio pedagogico della "continuità didattica", portando fatalmente all'aumento del numero di alunni per classe (classi pollaio) e riducendo a zero le possibilità di effettuare un recupero serio e personalizzato per gli studenti più fragili e a rischio dispersione implicita. Lo SNALS rivendica il mantenimento in vita di tutti i presidi scolastici, anche e soprattutto nelle aree a bassa densità demografica, considerandoli l'ultimo vero argine statale alla povertà educativa e allo spopolamento territoriale.

6.2 Rinnovo Contrattuale, Emergenza Salariale e Riconoscimento Professionale
Non si può demagogicamente pretendere un'inversione di rotta nei livelli di competenza degli studenti senza mettere in conto un massiccio e tempestivo investimento sulla dignità delle professioni educative e amministrative della scuola. L'infrastruttura scolastica non è un'azienda privata in cui tagliare i costi del lavoro, ma il volano dello sviluppo macroeconomico del Paese. Con il recente avvio formale delle trattative per il rinnovo del CCNL del Comparto Istruzione e Ricerca (relativo al triennio 2025-2027), lo SNALS-Confsal, attraverso l'impegno in prima linea della Segretaria Generale Elvira Serafini, ha posto al centro inderogabile dell'agenda negoziale l'emergenza salariale.

L'ondata inflattiva degli ultimi anni ha eroso pesantemente e in modo sproporzionato il potere d'acquisto dei lavoratori della scuola, già partiti da basi storicamente basse. È un imperativo categorico allineare rapidamente le retribuzioni dei docenti, del personale ATA e della dirigenza agli standard medi europei. Oltre allo stipendio base, la piattaforma contrattuale chiede una seria revisione delle carriere (per permettere percorsi di valorizzazione interni senza abbandonare la cattedra) e un robusto rafforzamento del welfare contrattuale e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Inoltre, il superamento strutturale del precariato cronico (attraverso provvedimenti d'urgenza per il reclutamento e la stabilizzazione basati sull'esperienza pluriennale maturata sul campo) rimane la condizione imprescindibile per garantire quella continuità didattica di cui il sistema scolastico ha un disperato bisogno per colmare i gap rilevati dall'INVALSI.

6.3 Investimenti Strutturali: La Priorità del Sistema 0-6 e la Gestione dei Fondi PNRR
Il Rapporto INVALSI 2025 indica inequivocabilmente che i divari cognitivi, linguistici e logici si formano e si strutturano ben prima dell'ingresso del bambino nella scuola dell'obbligo a sei anni. Di conseguenza, la priorità politica assoluta, preventiva rispetto a qualsiasi didattica riparativa successiva, è l'investimento massiccio e generalizzato nel Sistema Integrato di Educazione e Istruzione dalla nascita ai sei anni (il cosiddetto Sistema 0-6).

In quest'ottica, lo stanziamento e la successiva ripartizione regionale del Fondo Nazionale per il sistema integrato 0-6 (che ha visto di recente l'erogazione di 264 milioni di euro, con quote specifiche e vincolate di 15 milioni destinate espressamente alle aree del Paese con minor copertura storica di asili nido e servizi per la prima infanzia) rappresenta un passo fondamentale e lungamente atteso. Garantire l'accesso pubblico, gratuito e capillare all'educazione prescolare per tutti i bambini, con un occhio di riguardo per le metropoli del Sud, significa appianare in partenza le disuguaglianze socio-economiche (il letale "effetto ESCS") che i test INVALSI misurano poi spietatamente fin dalla seconda elementare.

È altresì vitale che le ingenti risorse allocate dal PNRR e i successivi fondi residui destinati in modo specifico al contrasto alla dispersione scolastica (i circa 700 milioni di euro stanziati dal DM 170/22, da ripartire utilizzando proprio gli indicatori di fragilità e ripetenza individuati dall'INVALSI) non vadano dispersi o bloccati nei meandri della burocrazia statale o del nuovo Codice degli Appalti. Questi fondi straordinari devono essere investiti in modo chirurgico: adeguamento sismico e tecnologico dell'edilizia scolastica, potenziamento generalizzato del tempo pieno al Sud, costruzione di mense e stabilizzazione strutturale delle Sezioni Primavera.

6.4 La Valutazione come Strumento Formativo, Mai come Clava Punitiva
La complessa fase di somministrazione, tabulazione e gestione logistica delle prove INVALSI richiede annualmente uno sforzo organizzativo gravoso ed eccezionale per le scuole, uno sforzo sistematicamente non retribuito e scaricato per intero sulle spalle delle segreterie, dei docenti e dei dirigenti. A fronte di questo impegno, lo SNALS-Confsal ha storicamente ribadito un principio invalicabile: la misurazione standardizzata deve rimanere esclusivamente uno strumento di sistema a fini diagnostici, formativi e di supporto alle politiche pubbliche. Non può e non deve in alcun modo trasformarsi in un tribunale per le scuole.

Si rileva in tal senso una fortissima criticità nell'utilizzo dei dati di sistema per finalità sanzionatorie, premiali o di differenziazione retributiva del personale. Entrando nello specifico, la proposta ministeriale di legare in modo meccanico la valutazione e la conseguente retribuzione di risultato dei Dirigenti Scolastici a indicatori rigidi (magari derivati anche indirettamente dalle performance medie di sistema o dai RAV basati sull'INVALSI) è considerata irricevibile dal sindacato, soprattutto in assenza di una preventiva, totale e reale equiparazione retributiva della Dirigenza Scolastica con i livelli stipendiali della dirigenza degli altri comparti del pubblico impiego. Valutare l'operato di un dirigente in contesti di frontiera al Sud utilizzando le stesse griglie applicate a istituti d'élite del Nord è un'operazione viziata in partenza da profonda iniquità.

Allo stesso modo, la rappresentanza sindacale si oppone radicalmente alla deriva strisciante secondo cui si potrebbe "migliorare l'equità derubricando i livelli di risultato" o forzando surrettiziamente il corpo docente a piegarsi a una didattica incentrata esclusivamente sul teaching to the test (l'addestramento mnemonico per superare i quiz a crocette). Questa pratica impoverisce la profondità intellettuale del processo di insegnamento-apprendimento, appiattendo la didattica e portando, come già citato, alla progressiva scomparsa di pratiche fondamentali, lente ma essenziali, come la lettura approfondita dei classici, l'analisi logica, la capacità di sintesi attraverso il riassunto e la corretta acquisizione ortografica via dettato. In definitiva, solo l'intervento umano, empatico e professionale del docente, e non la pur utile ma fredda rilevazione algoritmica, può cogliere, rispettare e supportare fino in fondo la dignità, i tempi e la complessità cognitiva ed emotiva di ogni singolo individuo in formazione.

7. Riflessioni Conclusive e L'Agenda per il Futuro della Conoscenza
Il Rapporto INVALSI 2025 non rappresenta una sentenza inappellabile di condanna per la scuola pubblica italiana. Esso va piuttosto letto come il referto clinico di un paziente tenuto in vita dallo sforzo eccezionale, resiliente e spesso eroico del suo personale. Il calo storico e certificato della dispersione scolastica esplicita (crollata all'8,3%) dimostra fattualmente che quando la scuola statale si attiva come comunità educante coesa e inclusiva, riesce a vincere le sue battaglie e a salvare i ragazzi dalla marginalità. Tuttavia, il drammatico persistere della dispersione implicita, il preoccupante ristagno delle competenze logico-matematiche e linguistiche, e l'abissale sprofondamento degli Istituti Professionali e delle scuole del Sud Italia indicano che il limite di guardia della resilienza individuale del personale è stato ampiamente superato. Non si può più chiedere alla scuola di fare miracoli a costo zero.

Le evidenze scientifiche prodotte dall'Istituto di Valutazione impongono all'agenda politica nazionale un radicale mutamento di paradigma negli investimenti. Le risposte ai mali della scuola non si trovano nella pericolosa scomposizione regionale del sistema formativo tramite progetti di Autonomia Differenziata, né nella miope logica ragionieristica della riduzione degli organici e dei plessi mascherata sotto il nome di dimensionamento scolastico. Le politiche scolastiche, per essere realmente efficaci, devono rifondarsi e ripartire da tre pilastri ineludibili:

  1. Dignità Economica e Valorizzazione Professionale del Personale: È vitale procedere a un immediato e soddisfacente rinnovo del contratto di lavoro (2025-2027) che non si limiti a bonus una tantum, ma che garantisca il reale recupero strutturale dell'inflazione accumulata, un allineamento definitivo e dignitoso ai salari dei docenti e degli ATA dei principali Paesi europei, e la giusta equiparazione economica della Dirigenza Scolastica. Affiancato a questo, occorre un piano di eliminazione totale del precariato storico per assicurare ai territori quella stabilità e continuità didattica indispensabile per curare le fragilità.

  2. Investimenti Strutturali e Misure Perequative Territoriali: Occorre l'azzeramento programmato dei divari territoriali concentrando i fondi europei del PNRR e le risorse nazionali sull'edilizia sicura, sulle infrastrutture digitali e sportive, e soprattutto sull'estensione capillare e gratuita del Sistema Integrato 0-6 anni in tutto il Mezzogiorno. Questa si è dimostrata l'unica vera e insostituibile leva sociale capace di neutralizzare alla radice lo svantaggio socio-economico familiare prima che si trasformi in ritardo cognitivo.

  3. Ripensamento Strutturale della Didattica e Rilancio dell'Istruzione Tecnica e Professionale: È urgente interrompere la deriva della "licealizzazione" di massa, restituendo non solo dignità sociale, ma risorse, strumentazioni laboratoriali all'avanguardia e organici stabili agli Istituti Professionali e Tecnici. Questi istituti non devono più essere considerati o vissuti come l'ultima e disperata istanza per gli studenti svantaggiati, espulsi dagli altri percorsi, ma devono tornare a essere veri poli di eccellenza, innovazione e mobilità sociale. Allo stesso tempo, il sistema deve saper guidare la transizione digitale, accertandosi che l'intelligenza artificiale e gli strumenti informatici rimangano strumenti dominati dal pensiero critico e dalla creatività umana, recuperando e difendendo al contempo, in tutti gli ordini e gradi, le pratiche fondanti, profonde e riflessive della letto-scrittura tradizionale.

In conclusione, i dati statistici restituiti dal Rapporto INVALSI 2025 ribadiscono, a chi voglia leggerli con onestà intellettuale, un assunto fondamentale e intramontabile della pedagogia democratica e dell'azione sindacale: non esiste e non può esistere alcuna vera "eccellenza" in un sistema scolastico che lascia programmaticamente indietro gli ultimi, i più deboli e gli svantaggiati. L'equità non consiste nell'abbassamento dell'asticella formativa per tutti, ma nell'impegno concreto dello Stato a fornire la garanzia materiale e tangibile che ogni singolo studente, dalle valli di Aosta alle periferie di Palermo, nei licei blasonati così come negli istituti professionali, disponga delle stesse reali opportunità, degli stessi mezzi, degli stessi tempi e degli stessi docenti stabili per poterla saltare. La scuola pubblica statale è la prima, la più vasta e la più importante infrastruttura democratica del Paese; trattarla come tale significa, in primo luogo, finanziarla adeguatamente, proteggerla dalle spinte disgreganti e rispettare profondamente la dignità di chi, in prima linea, vi lavora ogni giorno.

DAL SITO DELL'INVALSI






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