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  Articolo n. 5010 - © News SNALS-Confsal Brindisi - 123 letture
PISA 2025, I RISULTATI DEGLI STUDENTI ITALIANI: L’ITALIA TIENE, MA RESTANO FORTI DIVARI TERRITORIALI E SCOLASTICI
Postato Martedì, 08 Settembre 2026, ore 16:16:43 da Carmelo NESTA: Webmaster-Amministratore

EVENTI


Stabilità dei risultati italiani in un quadro internazionale caratterizzato da un generale peggioramento. È questo uno degli elementi più significativi che emergono dalla sintesi INVALSI dei risultati PISA 2025. Gli studenti italiani quindicenni mostrano infatti una sostanziale tenuta nelle principali competenze rilevate dall’indagine OCSE, ma il quadro nazionale continua a essere attraversato da forti differenze territoriali, socioeconomiche e legate al percorso di studi...



PISA 2025 restituisce quindi un'immagine dell'Italia meno negativa di quanto potrebbe suggerire il semplice confronto con le edizioni precedenti: mentre in numerosi Paesi OCSE i risultati sono diminuiti, l’Italia mantiene sostanzialmente stabili le proprie performance. La tenuta, tuttavia, non deve essere confusa con un pieno miglioramento del sistema: soprattutto in matematica, le perdite accumulate nel lungo periodo restano un elemento di attenzione.

Scienze: Italia in linea con la media OCSE

È nelle scienze, ambito principale di PISA 2025, che l'Italia presenta un risultato complessivamente positivo.

Il punteggio medio degli studenti italiani è 483 punti, sostanzialmente in linea con la media OCSE. Il dato assume particolare rilievo perché, tra il 2022 e il 2025, il risultato italiano è rimasto stabile, mentre a livello internazionale si registra una generale flessione.

Un altro elemento favorevole riguarda le competenze più basse: il 22% degli studenti italiani si colloca sotto il livello base, contro il 25% della media OCSE. Più contenuta, invece, la presenza di studenti ai livelli di eccellenza: 4% in Italia contro il 7% OCSE.

Particolarmente interessante è il profilo delle competenze scientifiche. Gli studenti italiani mostrano una relativa forza nella valutazione dei disegni di ricerca, cioè nella capacità di comprendere e valutare criticamente come vengono prodotte le evidenze scientifiche.

Ma i divari territoriali restano molto marcati

Il risultato nazionale nasconde però profonde differenze interne. Nord Ovest e Nord Est presentano le performance più elevate, mentre le criticità si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno e nei percorsi dell'istruzione e formazione professionale.

La rappresentazione grafica riportata da INVALSI  evidenzia chiaramente questa distanza: la quota di studenti con risultati bassi passa dal 14,4% nel Nord Ovest e dal 16,7% nel Nord Est al 32,3% nel Sud e al 29,6% nel Sud Isole. Parallelamente, la quota dei top performer diminuisce procedendo dal Nord verso il Sud.

Scienze ambientali: consapevolezza elevata, ma differenze ancora profonde

Nelle scienze ambientali gli studenti italiani ottengono 482 punti, a fronte dei 480 della media OCSE. Anche in questo caso l'Italia si colloca quindi sostanzialmente in linea con il benchmark internazionale.

Un dato particolarmente significativo riguarda la consapevolezza ambientale: gli studenti italiani dichiarano livelli di preparazione superiori alla media OCSE su alcune problematiche, in particolare sull'inquinamento da plastica e sulla carenza d'acqua. Inoltre, più dell'80% ritiene di poter fare qualcosa concretamente per avere un impatto positivo sull'ambiente e ritiene possibile affrontare i problemi ambientali attraverso l'azione comune.

Anche in questo ambito, però, i divari territoriali e legati al background socioeconomico rimangono evidenti.

Lettura: uno dei punti di forza dell'Italia

Il dato forse più favorevole dell'intera rilevazione riguarda la lettura.

Gli studenti italiani ottengono 474 punti, contro i 461 della media OCSE. La differenza è significativa e colloca l'Italia in una posizione positiva nel confronto internazionale. Il risultato italiano è comparabile a quello di alcuni sistemi europei caratterizzati da buone performance e risulta superiore a quello di diversi Paesi, tra cui Svezia, Germania, Portogallo, Danimarca, Francia, Spagna e Paesi Bassi.

Anche la quota di studenti che possiede almeno le competenze di base è particolarmente significativa: il 76% degli studenti italiani raggiunge almeno il Livello 2, contro il 69% della media OCSE.

L'Italia presenta inoltre una distanza tra studenti con risultati molto bassi e studenti con risultati molto elevati più contenuta rispetto alla media OCSE: 248 punti contro 264. Particolarmente positivo il dato relativo agli studenti più deboli, che ottengono risultati circa 20 punti superiori rispetto ai coetanei OCSE collocati nelle stesse fasce della distribuzione.

Anche qui, tuttavia, il territorio continua a pesare: la quota di studenti sotto il Livello 2 varia dal 16% nel Nord Ovest al 34% nel Sud.

Forti differenze tra licei, tecnici e professionali

Il tipo di scuola rappresenta uno dei principali fattori di differenziazione dei risultati.

Nei licei il punteggio medio in lettura è nettamente più elevato: il vantaggio è di 72 punti rispetto agli istituti tecnici e di 128 punti rispetto agli istituti professionali. Nei licei il 91% degli studenti raggiunge almeno il Livello 2, mentre la quota scende al 40% negli istituti professionali e al 38% nella formazione professionale.

Il dato evidenzia uno dei principali problemi strutturali del sistema italiano: la buona performance media nazionale convive con differenze molto ampie tra i diversi percorsi educativi.

Matematica: tenuta nel breve periodo, ma resta il problema del lungo periodo

In matematica l'Italia ottiene 468 punti, contro i 463 della media OCSE. La differenza non è statisticamente significativa e, pertanto, il nostro Paese si colloca sostanzialmente in linea con il quadro internazionale.

Il 69% degli studenti italiani raggiunge almeno le competenze di base, una quota superiore al 65% circa della media OCSE.

La situazione, però, cambia radicalmente osservando il territorio. Nord Ovest e Nord Est raggiungono rispettivamente 492 e 489 punti, mentre il Centro si ferma a 466, il Sud Isole a 445 e il Sud a 437. Il divario massimo raggiunge quindi 55 punti.

Ancora una volta il percorso scolastico incide in maniera molto forte: i licei raggiungono 501 punti, gli istituti tecnici 449, gli istituti professionali 386 e la formazione professionale 392.

Nelle aree del Nord la quota di studenti sotto il livello base è pari al 22% nel Nord Ovest e al 23% nel Nord Est, mentre sale al 44% nel Sud e al 41% nel Sud Isole. Nei licei gli studenti sotto il livello base sono il 17%, contro il 69% negli istituti professionali e il 65% nella formazione professionale.

Un dato positivo, ma non sufficiente

Tra il 2022 e il 2025 il punteggio italiano passa da 471 a 468 punti: la variazione non è statisticamente significativa. Nello stesso periodo, invece, la media OCSE diminuisce di 9 punti, in modo statisticamente significativo.

La lettura di lungo periodo è però meno rassicurante: rispetto al 2015, l'Italia perde 24 punti in matematica, esattamente come la media OCSE. La stabilità più recente è quindi un segnale positivo, ma non rappresenta ancora un recupero delle perdite accumulate nell'ultimo decennio.

Problem solving computazionale: una nuova sfida per la scuola italiana

PISA 2025 introduce anche il problem solving computazionale, un ambito nel quale l'Italia ottiene 490 punti, contro una media internazionale di 500.

Il dato non è però omogeneo: nella modellizzazione gli studenti italiani risultano in linea con la media OCSE, mentre la principale criticità riguarda la programmazione, dove il divario raggiunge 17 punti.

È un settore che pone quindi una questione importante per il futuro della scuola: non basta sviluppare competenze digitali generiche, ma occorre rafforzare la capacità di utilizzare il pensiero computazionale per affrontare problemi complessi.

Equità: il contesto familiare continua a contare

Uno dei capitoli più importanti del rapporto PISA 2025 è quello dedicato all'equità.

Lo status socioeconomico e culturale incide sui risultati degli studenti italiani in misura sostanzialmente analoga a quella osservata nei Paesi OCSE: il contesto spiega circa l'11% della variabilità dei risultati in scienze e matematica e il 10% in lettura. Nel problem solving computazionale l'associazione scende a circa il 6%.

La distanza tra studenti avvantaggiati e svantaggiati è pari a 80 punti in scienze e 79 punti in lettura e matematica, mentre nel problem solving computazionale è di 58 punti.

Il dato più interessante è forse quello della resilienza: il 12,5% degli studenti italiani socioeconomicamente svantaggiati riesce comunque a collocarsi tra gli studenti con i risultati più elevati, contro l'11,9% della media OCSE. Ciò dimostra che il background familiare condiziona le opportunità, ma non determina inevitabilmente il destino scolastico degli studenti.

Resta però particolarmente critica la matematica: quasi uno studente svantaggiato su due non raggiunge il livello base.

Ragazze e ragazzi: si chiude il divario nelle scienze

Un altro dato di particolare interesse riguarda le differenze di genere.

In scienze, per la prima volta nel quadro descritto da INVALSI, non emergono differenze significative tra ragazze e ragazzi a livello nazionale e nelle diverse macroaree. Il risultato è particolarmente significativo perché deriva dall'aumento, nel lungo periodo, di 11 punti nella performance delle ragazze italiane, mentre i risultati dei ragazzi sono rimasti sostanzialmente stabili.

In lettura, invece, le ragazze mantengono un vantaggio molto netto: 28 punti in più rispetto ai ragazzi. In matematica e nel problem solving computazionale la situazione si rovescia: il vantaggio è rispettivamente di 17 e 22 punti a favore dei ragazzi.

Il quadro complessivo: una scuola che regge, ma che non può accontentarsi

La fotografia di PISA 2025 è dunque complessa.

L'Italia non crolla. Al contrario, mostra una significativa capacità di tenuta, soprattutto se confrontata con il forte peggioramento registrato in molti sistemi OCSE. In lettura il nostro Paese presenta una performance superiore alla media internazionale; in scienze e matematica si colloca sostanzialmente in linea con la media OCSE.

Ma la stabilità non equivale automaticamente a progresso.

I risultati mostrano infatti una scuola italiana profondamente differenziata: Nord e Sud, licei e percorsi professionali, studenti avvantaggiati e svantaggiati presentano ancora distanze rilevanti. La principale sfida per il sistema educativo sembra quindi essere quella di trasformare la tenuta dei risultati in un effettivo miglioramento della qualità e dell'equità dell'apprendimento.

La sfida per la scuola italiana

I dati PISA 2025 consegnano in definitiva un messaggio chiaro: l'Italia possiede importanti punti di forza, ma non può considerare acquisiti i risultati raggiunti.

La priorità dovrebbe essere quella di ridurre i divari territoriali e tra percorsi scolastici, rafforzare soprattutto le competenze matematiche e computazionali, sostenere gli studenti che partono da condizioni di maggiore svantaggio e continuare a valorizzare quei fattori che stanno producendo risultati positivi, come la crescita delle competenze scientifiche delle ragazze e la buona performance nella lettura.

Il vero obiettivo non è soltanto migliorare la posizione dell'Italia nelle classifiche internazionali, ma fare in modo che un numero sempre maggiore di studenti, indipendentemente dal luogo in cui vive, dalla scuola frequentata e dal contesto familiare, possa raggiungere livelli adeguati di competenza. È proprio su questo terreno che si misura la capacità del sistema scolastico di garantire davvero il diritto all'istruzione e pari opportunità.

Fonte: INVALSI – PISA 2025, I risultati degli studenti italiani






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"PISA 2025, I RISULTATI DEGLI STUDENTI ITALIANI: L’ITALIA TIENE, MA RESTANO FORTI DIVARI TERRITORIALI E SCOLASTICI" | Login/Crea Account | 0 commenti
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