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  Articolo n. 1955 - © News SNALS-Confsal Brindisi - 829 letture
CONCLUSE LE ASSEMBLEE UNITARIE SU ''LA BUONA SCUOLA'' IN PROVINCIA DI BRINDISI
Postato Mercoledì, 05 Novembre 2014, ore 00:44:42 da Amministratore

AZIONI DEL SINDACATO



Con l'assemblea del 4 novembre 2014, tenutasi a Brindisi, presso l'ITIS "Giorgi", si è conclusa la serie di assemblee unitarie promosse dalle segreterie provinciali di SNALS-Confsal, CISL Scuola e FLC CGIL, in tutto il territorio provinciale. Le assemblee si sono tenute in tutti i comuni della provincia di Brindisi secondo il calendario seguente e con all'ordine del giorno:
1) il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro comparto scuola
2) gli scatti di anzianità
3) la raccolta firme per lo sbloccacontratto
4) il piano del Governo: “La buona scuola”
5) la manifestazione dell'8 novembre 2014 a Roma ...



DATA

COMUNI

SIGLE SINDACALI PRESENTI

Martedì 21 Ottobre

San Pietro Vernotico

SNALS - CISL - CGIL

San Donaci

SNALS

 

Mercoledì 22 Ottobre

Latiano

SNALS - CISL

San Pancrazio

SNALS - CGIL

 

Giovedì 23 Ottobre

Mesagne

SNALS - CISL - CGIL

Cellino

SNALS

 

Venerdì 24 Ottobre

Oria

SNALS - CISL

Torchiarolo

SNALS - CGIL

 

Lunedì 27 Ottobre

San Vito

SNALS - CISL - CGIL

San Michele Salentino

SNALS - CGIL

 

Martedì 28  Ottobre

Francavilla

SNALS – CISL - CGIL

Torre - Erchie

SNALS - CGIL

 

Mercoledì 29 Ottobre

Ceglie Messapica

SNALS - CGIL

Villa Castelli

SNALS - CISL - CGIL

 

Giovedì 30 Ottobre

Fasano - Pezze - Montalbano

SNALS - CISL - CGIL

Cisternino

SNALS - CISL - CGIL

 

Lunedì 3 Novembre

Ostuni

SNALS - CISL - CGIL

Carovigno

SNALS - CISL - CGIL

 

Martedì 4 Novembre

Brindisi

SNALS - CISL - CGIL


1) il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro comparto scuola:
Il mancato rinnovo dei contratti ha provocato una perdita, per i dipendenti pubblici, di alcune migliaia di euro, variabile a seconda dell'attività, da poco più di quattromila euro ad un massimo che arriva a sfiorare i seimila euro. È questo il risultato di uno studio sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici degli ultimi quattro anni, dal 2010 ad oggi, con conseguenze che naturalmente andranno ad accentuarsi se non ci sarà il rinnovo  del C.C.N.L. La perdita sofferta da ogni dipendente della Scuola è in media di 4.500 euro. Il sacrificio è permanente, perché le norme escludono espressamente ogni possibilità di recupero di quanto perso alla ripresa del rinnovo contrattuale (quando ci sarà!). Ma a rendere "eterna" la perdita è l'effetto che il blocco del contratto avrà sulla pensione e sulla buonauscita (TFS e/o TFR). Chi si accinge ad andare in pensione ha circa la metà della pensione calcolata con il sistema retributivo e sconterà sull'assegno pensionistico circa l'80% del costo complessivo del blocco. In altri parole, chi ha "perso" 7mila euro come mancati aumenti e andrà in pensione nel 2014-15 riceverà una pensione più leggera di circa 5.500 euro annui rispetto a quella che avrebbe ottenuto in tempi normali.

2) Gli scatti di anzianità:
Non è ammissibile la doppia penalizzazione! Blocco del contratto e blocco degli aumenti per anzianità. L’anzianità non è un demerito e non può essere abolita per favorire solamente il merito. Cancellare gli scatti legati all’anzianità significa ridurre in modo consistente la retribuzione fondamentale nè si può negare il valore dell’esperienza, soprattutto quando si lavora con impegno e in un ambiente scolastico che favorisce la crescita professionale, la collaborazione e  la cooperazione tra docenti che saranno messe sicuramente in crisi dal sistema di avanzamento di carriera basato solo sul merito.
Quindi, il nuovo sistema di progressione di carriera dei docenti della scuola italiana non si fonderà più sull’anzianità, ma  solo sull’impegno e sul contributo dei docenti al miglioramento della scuola in cui lavorano e, con il sistema basato sugli scatti di competenza, solo al 66% dei docenti sarà riconosciuto, ogni 3 anni, un aumento di stipendio pari a 60 euro legato:
• alla qualità dell’insegnamento in classe e alla capacità di migliorare il livello di apprendimento degli studenti (crediti didattici)
• alla formazione in servizio, alla produzione scientifica e altri crediti che si potranno acquisire attraverso percorsi documentati, valutati e certificati (crediti formativi)
• alle attività per promuovere e sostenerne l’organizzazione scolastica e il miglioramento della scuola, sia nella prassi ordinaria (collaborazioni con il dirigente scolastico, coordinatori di classe) sia nella progettualità (BES, Valutazione, POF, Orientamento, Innovazione Tecnologica) (crediti professionali).
Tutti i crediti didattici, formativi, e professionali faranno parte del portfolio del docente, che sarà in formato elettronico, certificato e pubblico.
Un meccanismo davvero iniquo che creerà conflittualità interna nell’affannosa caccia ai crediti da parte di docenti (il 66%) che avranno lo scatto contro l’altra (il 34%) il cui stipendio rimarrà fermo per altri tre anni.  Non è possibile pensare che in una scuola un terzo del corpo docente sia fatto tutto di incapaci e di assenteisti e risulteranno mortificati molti insegnanti che lavorano dignitosamente soprattutto nelle classi. Gli estensori del progetto se ne rendono conto, ma il rimedio che suggeriscono è tanto avvilente quanto improbabile: “I docenti mediamente bravi (così sono garbatamente definiti gli esclusi dagli aumenti), per avere più possibilità di maturare lo scatto, potrebbero chiedere di essere spostati in scuole dove la qualità dell’insegnamento è mediamente meno buona”. In altre parole dovrebbero andarsi a cercare le scuole peggiori, per poter guadagnare, dopo tre anni, sessanta euro in più. Che assurdità!

3) la raccolta firme per lo sbloccacontratto:
Nel corso delle assemblee sono state raccolte firme a sostegno della protesta sindacale, così come avviene in  queste settimane nel resto del Paese anche in modalità on-line. Le prime 250.000 firme sono già state consegnate materialmente al Governo durante una pubblica iniziativa, a cura delle Segreterie nazionali, lo scorso 30 ottobre  a Roma.

4) il piano del Governo: “La buona scuola”
assumere tutti i docenti di cui la buona scuola ha bisogno:
Il miliardo di euro previsto dalla legge di stabilità per finanziare il piano la buona scuola è interamente assorbito dai tagli previsti dalla legge di stabilità per la scuola; insomma una partita di giro che si configura anche come una presa in giro se si pensa che l'assunzione dei 150 mila precari è un atto dovuto del governo italiano che non si sarebbe mai realizzato se non fosse intervenuta l'Europa. La Commissione europea ha avviato numerose procedure di infrazione nei confronti dell’Italia contro l’abuso dei contratti a tempo determinato. Il personale precario della scuola, docenti e Ata, viene assunto ad ogni inizio d'anno e licenziato al termine delle lezioni. Ciò contrasta con la direttiva comunitaria 1999/70 che prevede che il datore di lavoro assuma a tempo indeterminato il personale che ha svolto almeno 36 mesi di servizio negli ultimi 5 anni.
Quindi il piano di assunzioni che il Governo italiano si appresta ad attuare è dettato dalla certezza che l'imminente sentenza definitiva della Corte di Giustizia Europea, prevista per il prossimo 26 novembre, condannerà l'Italia a pagare una multa di svariati miliardi di euro. Ne è convinto Renzi, tant'è che il paragrafo 1.6 de "la buona scuola" è dedicato alla procedura di infrazione della Commissione europea e in cui si legge testualmente "la necessità di attuare un piano di assunzioni ambizioso e di porre la scuola italiana fuori da un decennale “stato di eccezione” per passare ad assunzioni basate solo su concorsi a cadenza regolare è un’esigenza arrivata all’attenzione dell’Europa".
Ma le cose fatte troppo frettolosamente (e non per la finalità vera ed oggettiva ma per evitare rogne) molte volte riescono male così come recita un vecchio proverbio "la gatta frettolosa fece i gattini ciechi". E cieco e ingarbugliato appare lo sbocco di questa vicenda!
Dei 150.000 precari assunti, circa 50/60 mila andranno a coprire le cattedre vacanti e il restante 90/100 mila farà parte dell'organico funzionale con le mansioni più disparate: collaborazioni con il dirigente scolastico (visto che gli esoneri per i collaboratori sono stati cancellati dalla legge di stabilità), corsi di recupero, sostegno e potenziamento e altre attività, tutto subordinato, però, alle supplenze per la sostituzione dei colleghi assenti anche in scuole viciniori.

A questo punto sorgono spontanee alcune domande:
• l'organico funzionale servirà a garantire solo il turn-over, così come prevedono le precedenti normative in materia di organici (vedi l'art. 64 del decreto legge 112/2008, convertito con la legge 133/2008) o saranno modificate le norme per poter assumere tutti i 150.000 precari e per poter indire anche nuovi concorsi per sostituire i docenti che vanno in pensione?

• il merito per l’avanzamento e per la definizione degli scatti stipendiali sarà riservato al 66% dei docenti impegnati nelle classi o a quelli che gironzolano per la scuola per organizzare le più disparate attività?

• chi deciderà quali docenti faranno parte dell'organico funzionale e quali docenti avranno la cattedra? E con quali criteri?

• i docenti dell'organico funzionale come svolgeranno le 40 ore previste dall'art. 29, comma 3, lettera b (partecipazione alle attività collegiali dei consigli di classe)? Saranno esonerati?

• che faranno i docenti dell'organico funzionale durante gli scrutini e gli esami?

• come sarà gestita e con quali criteri la mobilità del personale docente? Che fine faranno le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie?

• con quali criteri i docenti dell'organico funzionale saranno distribuiti nelle scuole? Che cosa accadrà a quei docenti che non trovano collocazione nella loro provincia? Saranno costretti a spostarsi, potranno rimanere nelle GAE in attesa di un posto nella loro provincia o saranno definitivamente depennati?

• sono esclusi dall’accordo dalla stabilizzazione circa 100.000 docenti abilitati, ossia gli appartenenti alla II fascia delle graduatorie di istituto. Tra questi precari ci sono anche i diplomati magistrali, i laureati in Scienze della Formazione Primaria dopo il 2010, i congelati delle vecchie scuole di Specializzazione SISS abolite nel 2007. I neo abilitati con i PAS (Percorsi Abilitanti Speciali) e TFA (Tirocinio Formativo Attivo) avranno speso inutilmente tempo, energie e denaro finito nelle casse delle Università che hanno organizzato i corsi. Questo popolo di apolidi della scuola avrà a disposizione una sola chance per continuare a fare un lavoro desiderato dopo tanti sacrifici: vincere uno dei 40 mila posti nel concorso che il MIUR bandirà nel 2015. Chi non ci riuscirà resterà disoccupato, dovrà cambiare lavoro, o aspettare il concorso del 2017. Nel mezzo, il nulla: senza stipendio, né supplenze, dopo anni di lavoro. In definitiva a questo proletariato cognitivo viene negato un mestiere a cui è stato obbligato a formarsi. Altre centinaia di migliaia di docenti della terza fascia delle graduatorie di istituto, dopo anni di servizio, sono tagliati fuori dalla possibilità di lavorare  nella scuola, sia come supplenti che come candidati ai concorsi perchè, non essendo abilitati, non possono parteciparvi. È giusto questo?

il nucleo di valutazione:
Diversi sono i punti oscuri che riguardano la composizione del nucleo di valutazione che, secondo la proposta del Governo, in ogni istituto dovrebbe andare a decidere i parametri per selezionare il 66% di docenti meritevoli di accedere agli aumenti stipendiali.
Le domande, in merito, sono: 
• come sarà composta tale nucleo di valutazione?
• chi deciderà la scelta dei membri?
• quali margini di autonomia avrà nello stilare le griglie di valutazione da adottare?
• verrà ricostituita ogni triennio, in corrispondenza della periodica assegnazione dei premi, oppure sarà permanente?
• che funzione avrà riguardo la valutazione dei docenti l'unità di valutazione di cui ogni scuola dovrà dotarsi secondo la recente circolare 47 del 21 ottobre 2014 con cui viene trasmessa la Direttiva 11/2014 applicativa del Regolamento sul Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) adottato con il DPR 80/13?

la buona governance:
I nuovi organi di governo della scuola potrebbero essere:
• IL CONSIGLIO DELL’ISTITUZIONE SCOLASTICA
• IL DIRIGENTE SCOLASTICO
• IL CONSIGLIO DEI DOCENTI
• IL NUCLEO DI VALUTAZIONE
L’idea centrale è quella di spostare in modo radicale il potere decisionale sottraendolo definitivamente agli organi collegiali. Il fatto che questi ultimi siano ormai ridotti a simulacro di partecipazione democratica è sotto gli occhi di tutti. Il Dirigente Scolastico diventa la figura chiave, dotata di un potere praticamente assoluto per quanto riguarda la gestione di tutti gli aspetti della vita scolastica, compresa la valutazione dei docenti ai fini del nuovo meccanismo di progressione economica. Inoltre dovrebbe diventare il decisore anche per quanto riguarda la selezione del corpo docente, secondo quanto si può intuire dalla formulazione volutamente ambigua che nel piano lascia intendere la possibilità di assumere direttamente gli insegnanti più adatti per portare avanti il proprio POF.

le risorse per la buona scuola pubbliche e private:
Una scuola che potrà essere finanziata liberamente dai privati, che potrà e dovrà concorrere con le altre scuole, una scuola che adotterà un modello di valutazione che per forza di cose condizionerà quella che ancora oggi viene chiamata libertà d'insegnamento.
Una Scuola concorrenziale, che sostiene attivamente il processo di alternanza scuola/lavoro, rendendolo obbligatorio, principio sostenuto dal grande capitale italiano, una scuola che non sarà più solidale, che dovrà attrarre, che dovrà produrre economia, profitto, a discapito della formazione di menti critiche e pensanti.
Il piano del governo ha una logica di fondo, quella di stravolgere la funzione costituzionale della scuola nella nostra Repubblica e portare a compimento la privatizzazione e l’aziendalizzazione della scuola invece di pensare ad una crescita degli investimenti statali con forte ruolo degli Enti locali a difesa della scuola pubblica.

 


Questi gli argomenti trattati nelle assemblee che sono stati ascoltati con attenzione e partecipazione corale. Molti gli interventi da parte di docenti e ATA che hanno condiviso con i sindacati la gravità del momento che sta attraversando la scuola italiana. E, a proposito di buona scuola, i docenti sono del parere che da sempre, anno dopo anno, trimestre dopo trimestre, ora dopo ora, fanno buona scuola. E se veramente si vuole cambiare la scuola in meglio, allora bisognerebbe dar vita a una netta inversione di tendenza rispetto alle scelte degli ultimi vent'anni:
• i tagli continui di risorse,
• il blocco del contratto e degli automatismi stipendiali,
• gli stipendi più bassi d'Europa,
• la riduzione degli organici,
• l'incremento del numero di alunni per classe,
• il selvaggio dimensionamento scolastico,
• la fatiscenza e insicurezza degli edifici scolastici,
• i finanziamenti sempre più scarsi alle scuole per il loro funzionamento,
• la drastica riduzione del fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa

Difficile fare una buona scuola se si continua a fare scelte che di fatto lo impediscono. Perché le scelte fatte dal Parlamento, dai Governi e dal Ministero negli ultimi vent'anni hanno di fatto reso quasi ingestibile la quotidianità del fare scuola.

Le assemblee si sono concluse con l'appuntamento alla manifestazione a Roma per l'8 novembre.

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