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LA DIGNITA' E LA RISPETTABILITA' DEI DOCENTI ORAMAI PERDUTE - SCUOLA SOFFERENTE
Postato Venerdì, 02 Febbraio 2018, ore 22:20:32 da Amministratore

VARIE carmelo.nesta scrive ...
"


Annoveriamo l'ultimo episodio di sopruso e violenza nei confronti dei docenti: a Santa Maria a Vico, in provincia di Caserta, una docente è stata accoltellata al volto da un suo studente diciassettene durante il normale svolgimento delle lezioni. ...



Qualche giorno fa, ad Avola nel Siracusano, uno studente di 17 anni, sospeso da scuola ha reagito scagliando una sedia contro la finestra, danneggiando la vetrata. Il padre, invece, si sarebbe recato nella stanza del dirigente scolastico con l’intento di aggredirlo.
Un mese addietro, sempre ad Avola, i genitori di un alunno 12enne rompono una costola al docente di educazione fisica, reo di aver rimproverato il figlio.

Di episodi di violenza e di vessazione nei confronti dei docenti (non sono esenti dirigenti e personale ATA) da parte di alunni e genitori ne accadono tanti, quotidianamente. Vengono alla ribalta solo quelli più eclatanti, là dove ci sono percosse, sberle e coltellate, che lasciano ferite!
Ma sono tantissimi gli episodi che accadono all'interno delle aule scolastiche che lasciano ferite altrettanto profonde e dolorose nell'animo dei docenti!
La stragrande maggioranza di questi eventi non si conosce ma, sui social, studenti fieri e compiaciuti delle proprie bravate, postano i filmati nei quali sono visibili le loro vili e  meschine azioni.

Di seguito un filmato che ha assemblato, a cura di Professionisti della scuola, alcuni video girati dagli stessi alunni e postati poi sui social:



Le conseguenze di questo stato di cose possono portare un insegnante ad uno stato di logoramento ed esaurimento psico-fisico, oggi definito burnout.

In una intervista rilasciata al giornalista Giuseppe Grasso di AffariItaliani.it nel 2012  il dott. Vittorio Lodolo D'Oria - membro del Collegio Medico della ASL milanese e primo firmatario dello "studio Getsemani"  sulle patologie psichiatriche cui sono soggette alcune categorie di lavoratori, in modo particolare quella degli insegnanti -  ha esaminato le diagnosi formulate dai Collegi Medici per determinare l'inidoneità all'insegnamento per motivi di salute. Lo studio dimostra che l'inidoneità degli insegnanti è causata da patologie psichiatriche in oltre il 60% dei casi (il 70% delle quali appartengono all'area ansioso-depressiva), mentre le "disfonie" sono appena il 13% (5 volte di meno). "Ne consegue, asserisce il dott. D'Oria,  che devono essere ritenute patologie professionali dei docenti, anche e soprattutto, le patologie psichiatriche, per poi muoversi di conseguenza con piani di prevenzione e cura, nel rispetto del dettato normativo, sulla tutela della salute dei lavoratori (art. 27 D.L. 81/08)".

Ritengo, però, che prima di arrivare alla cura bisogna fare prevenzione.

Ma come si possono prevenire episodi del genere? Si possono definire solo episodi o sono la punta di un icerberg che nasconde una massa enorme fatta di mancata considerazione sociale del ruolo degli insegnanti come figure insostituibili per la formazione delle giovani generazioni e di mancato riconoscimento della professione docente come fattore  influente non solo sui risultati scolastici immediati ma soprattutto sulla futura organizzazione sociale e sulla crescita economica del Paese.
Fino a 20, 30 anni fa bastava solo uno sguardo duro dell'insegnante per ricondurre tutta la classe all’ordine e al silenzio.  Un alunno indisciplinato che subiva una nota negativa da parte dell'insegnante, successivamente veniva punito anche a casa dai genitori. Ora non è più così. Anche il rapporto scuola-famiglia si è deteriorato nel peggiore dei modi. Alunni e genitori alleati contro i docenti, contro le loro decisioni e valutazioni. In questo contesto i social network fanno egregiamente la loro parte: gruppi Whatsapp di genitori analizzano, studiano, ed esaminano fatti accaduti in classe riportati dai loro figli, criticando qualsiasi iniziativa intrapresa dagli insegnanti anche dal punto di vista didattico. 
La docente della scuola di Santa Maria a Vico accoltellata, attraverso la sorella intervistata da Fanpage.it, si è preoccupata di dire: "non fate niente a quel ragazzo,  cercate di non comportarvi in modo troppo pesante" (vedi il filmato):

La docente, probabilmente, ha inquadrato l'episodio in quella massa nascosta dell'iceberg che abbiamo esaminato prima. Avrà pensato che la responsabilità di quel grave gesto sia anche da attribuire ai risultati di un'azione politica degli ultimi 20, 30 anni relativa a tante, troppe riforme sulla scuola dagli esiti disastrosi, al dilettantismo pedagogico dei tanti riformatori che hanno voluto riversare sui docenti, oltre alle responsabilità di natura prettamente didattica e disciplinare, anche responsabilità di carattere psicologico, sociale, assistenziale, medico.

Basti solo pensare che nell'ultimo ventennio si sono succeduti ben 9 ministri dell'Istruzione:
Luigi Berlinguer, Tullio De Mauro, Letizia Moratti, Giuseppe Fioroni, Mariastella Gelmini, Francesco Profumo, Maria Chiara Carrozza, Stefania Giannini, Valeria Fedeli, con ben 10 governi:
Governo D'Alema II, Governo Amato II, Governo Berlusconi II, Governo Berlusconi III, Governo Prodi II, Governo Berlusconi IV, Governo Monti, Governo Letta, Governo Renzi, Governo Gentiloni e con la bellezza di 6 riforme della scuola (tra quelle attuate e non).

Nel 2000 il ministro Berliguer, sotto il governo D'Alema II, approntò una riforma della scuola, la legge 30/2000, che non fu mai attuata, perché abrogata nell'anno successivo dalla ministra Moratti, sotto il governo Berlusconi II.

La linea politica del nuovo governo di centrodestra, con Letizia Moratti come Ministro dell’Istruzione, fu chiaramente indicata negli Stati Generali sull’istruzione che si svolsero a Roma nel dicembre 2001, dove apparve evidente l’inversione di rotta rispetto al precedente governo di centrosinistra.
Con la legge 53/2003 (Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale) la ministra Moratti vara la sua riforma della scuola.
Con la Moratti si accentua il declino della scuola italiana, con severe riduzioni di risorse umane e finanziarie, adattandola alle attese del mondo del lavoro, riservando all'alunno e alle famiglie un ruolo centrale nelle scelte didattiche ( es. le materie opzionali) e ponendo le istituzioni scolastiche al suo servizio. Per la Moratti la scuola doveva dare a ciascuno ciò che chiede, a differenza della successiva riforma Fioroni del 2007, sotto il governo Prodi II, e della riforma Profumo del 2012, sotto il governo Monti, che si basavano sul principio che la scuola doveva dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno. Un maldestro e non riuscito tentativo di armonizzare la riforma Moratti con la riforma Fioroni fu azzardato, nel 2009, con un atto di indirizzo, dalla ministra Gelmini, sotto il governo Berlusconi IV.
Tutte queste riforme, però, non hanno intaccato la struttura di fondo della scuola. Così, mentre la società avanza, progredisce e cambia con mutamenti radicali, la scuola resta indietro con

  • gli stipendi più bassi d'Europa,
  • il blocco degli automatismi stipendiali,
  • la riduzione degli organici,
  • l'incremento del numero di alunni per classe,
  • il massacro del personale precario,
  • il selvaggio dimensionamento scolastico, 
  • la fatiscenza e insicurezza degli edifici,
  • i finanziamenti sempre più scarsi alle scuole per il loro funzionamento, 
  • la drastica riduzione del fondo MOF,
  • l'infame tentativo di aumentare l'orario di lavoro dei docenti senza alcun riconoscimento economico,
  • le paventate sanzioni per quei docenti "che non garantiscono un livello minimo di qualità",
  • il contratto di lavoro fermo da 10 anni.

Il colpo di grazia, direi quasi letale, la scuola, gli insegnanti e tutto il personale lo ricevono con l'ultima riforma: la cosiddetta Buona Scuola della ministra Giannini, sotto il governo Renzi, nel 2015.

La Buona "Suola" non solo non pone alcun rimedio alle problematiche su esposte, ma addirittura introduce meccanismi di competizione e conflittualità tra il personale, altera il  ruolo del dirigente scolastico, ferisce profondamente la dignità di docenti e ATA minando le basi della collegialità e della condivisione, cancella la libertà d’insegnamento, trasferisce i docenti in sedi distanti centinaia di km dalle proprie abitazioni, distrugge la scuola pubblica ed esalta quella privata!

In questa ottica, a cui si aggiungono la prospettiva di un pensionamento che ogni anno si allontana sempre più e la sensazione di un rinnovo del contratto deludente sotto il profilo normativo ed economico, si  deve inquadrare il disagio che vivono oggi gli insegnanti. Gli insegnanti sono demotivati e stanchi. Sono consapevoli di non avere né il rispetto né la gratitudine da parte di uno Stato che li ha abbandonati. Uno Stato che non comprende quanto sia importante il loro ruolo nella formazione delle giovani generazioni e quanto sia determinante la loro azione educativa sulla futura organizzazione sociale e sulla crescita economica del Paese.

Forse la mano che ha impugnato il coltello che ha sfregiato il volto della docente non era solo quella dello studente.

(Carmelo NESTA)

"





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